Spesso, quando la realtà è difficile da accettare, una drastica e definitiva reazione dell’inconscio umano può essere provare a fingere di non vedere la verità, far finta di non sapere. In effetti sarebbe meglio dimenticare che, in occasione del pareggio ucraino, l’autore del gol Seleznyov campeggiava in netta posizione di fuorigioco insieme al suo collega e compagno di squadra Benzus. Meglio non sapere, quindi, e guardare avanti alla partita di ritorno. Il Napoli esce amareggiato dal primo confronto valido per l’accesso alla finale di Varsavia, l’1-1 rimediato è un risultato che scontenta e molto gli uomini di Benitez. Ci si aspettava il trionfo in pompa magna del Napoli, con l’ambiente partenopeo già pronto a far festa. Ed invece il San Paolo è stato ghiacciato dagli uomini provenienti dalle gelide rive del fiume Dnipro. In verità l’approccio alla gara degli azzurri – in maglia denim per la nota scaramanzia tutta partenopea –  non è stato sbagliato: si parte ed è subito un monologo dei padroni di casa i quali gestiscono il pallone portando i dieci giocatori di movimento nella metà campo avversaria. Sono chiare (e sacrosante) le intenzioni tattiche degli ucraini: chiudere al massimo le maglie in difesa, e che Dio gliela mandi buona… Magari gli manda pure un gol. Urge, quindi, al Napoli trovare soluzioni alternative. Così si prova squillando dalla distanza con Insigne (preferito a Mertens nell’ormai infinito ballottaggio) al minuto numero 9, con la palla che termina di poco sul fondo. Ancora al 22’ il talento di Frattamaggiore viene assistito magnificamente da Higuain, ma la mira del 24 azzurro è leggermente imprecisa, merito anche dell’uscita repentina di Bojko dai pali. Dall’altra parte del campo, il Dnipro lascia il solo Kalinic a fare la guerra tra le guardie Albiol e Britos, quasi mai chiamati seriamente ai lavori attinenti alla professione di difensori centrali. In aggiunta, l’unica occasione in cui l’inoperoso Andujar giustifica la sua presenza in partita è sul tiro mancino (di piede e per grado di pericolosità) di Kankava, prontamente sventato dal portiere. Nella ripresa il Napoli alza il proprio baricentro ed il ritmo della gara si fa tambureggiante. Tutti attendono i lampi di Higuain, le folate di Callejon (apparso troppo spento) e le invenzioni di Hamsik, ma a colpire tra gli azzurri è l’uomo che non ti aspetti: David Lopez, il fedelissimo operaio di mister Rafa, sblocca il risultato al 55’ di testa su azione d’angolo e fa esplodere i 50mila di Fuorigrotta. È la prima gioia del centrocampista spagnolo da quando esercita all’ombra del Vesuvio, non poteva scegliere palcoscenico migliore di una semifinale europea. Intanto l’uomo più atteso del match, il bomber Higuain, non sta giocando la sua miglior partita: è solo e nervoso nelle grinfie dei mastodontici centrali ucraini, così per provare a fare del suo meglio si vede costretto ad arretrare il suo raggio d’azione, indietreggiando alla ricerca di palloni giocabili. Come se non bastasse, a rendere da incubo la serata al Pipita ci pensa Bojko, portiere in seconda della Nazionale Ucraina, con il quale il centravanti instaura un vero e proprio duello cavalleresco, vinto con ampi meriti (e con un pizzico di fortuna) dall’uomo coi guantoni: tre interventi che sembrano scomposti, ma che certificano la solidità difensiva del Dnipro. Poi all’80’ arriva la doccia gelata, il gol di cui sarebbe stato meglio non dover constatare l’indubbia irregolarità. Gli ucraini sorridono, il Napoli recrimina le designazioni prima e le decisioni arbitrali poi. C’è ancora un altro tempo da giocare, in fondo Benitez è un fine conoscitore dell’Europa: il viaggio da Napoli a Varsavia sarebbe fin troppo lungo senza soste intermedie e, per arrivare ben carichi alla meta, cosa c’è di meglio che fermarsi per una bella serata (trionfante, si capisce) in quel di Kiev?

Rispondi