Pareva essere la serata perfetta, tra le emozioni regalate dal S. Paolo per il suo saluto a Pino Daniele  e i favori del pronostico che davano il Napoli come favorito del match, ma è andata molto diversamente. I partenopei non ne escono ridimensionati, sia chiaro, ma perdere così fa male. La partita del primo tempo è stata distinta da ritmi bassi e poche occasioni: mentre il Napoli ha tenuto meglio il campo, con De Guzman ottimo interprete della doppia fase di esterno d’attacco e di centrocampo, capace di creare superiorità numerica all’altezza della linea mediana e di sprecare al 17’ la più ghiotta occasione da rete dopo un rocambolesco triangolo tra Hamsik e Higuain, la Juventus si è accontentata di continuare ad imbastire una trama di gioco lenta che i mediani Gargano e David Lopez spesso e volentieri hanno interrotto con ottimo senso della posizione. Poi, il lampo di Pogba: al 27’, un rimpallo tra Llorente e Tevez fa impennare il pallone  facendolo cascare sul piede destro del giovane francese che, in mezza girata, sfodera un destro che trafigge Rafael. Altra perla del campioncino francese, che nel Napoli ha trovato una delle sue vittime preferite. Da questo momento la Juve prende in mano la partita, con De Guzman fuori dal gioco e con Marchisio che diligentemente fa da schermo contro le incursioni di Hamsik, il Napoli non alza più il baricentro, ed Higuain rimane isolato in avanti. Nel secondo tempo la musica non cambia: ancora poca velocità negli scambi e lentezza nei ripiegamenti dei due esterni d’attacco partenopei favoriscono una Juventus più ordinata. Al 47’ Callejon arriva dalle parti di Buffon ma senza impensierirlo. Tuttavia, al 63’, dopo una fase confusa del match, è Britos a sfruttare un amnesia difensiva bianconera su calcio d’angolo e sigla il pareggio. È solo un’illusione: al 69’ Caceres raddoppia per i bianconeri, ma il gol (per giunta fortunoso) era da annullare per fuorigioco di partenza del uruguaiano. Altri due lampi Napoli: Higuain, che in area si sbarazza dei suoi tre marcatori come Houdini della camicia di forza ma la sua conclusione, sporcata da Chiellini, si perde insidiosa sul fondo; e Duvàn che, ben imbeccato da Mertens, si invola verso la porta di Buffon salvo poi allungarsi la palla e rimediare un’ammonizione per simulazione in seguito ad un goffo tentativo di procurarsi un rigore. Ma è Vidal che al 93’ sigla il definitivo 3-1 sugli sviluppi di una ripartenza da calcio d’angolo per il Napoli. Dopo la vittoria della Supercoppa a Doha, ci si aspettava di più dal Napoli chiamato a ribadire la propria forza contro la Juve anche in campionato, ma così non è stato. Da rivedere l’approccio alla gara e qualche accorgimento tecnico che avrebbe potuto mettere diversamente la partita (primo fra tutti, l’inserimento di Jorginhno a centrocampo e l’esordio del nuovo acquisto Strinic come terzino sinistro). Ieri il Napoli non era quello solito: squadra senza identità e idea di gioco, i cui meccanismi dal centrocampo in su hanno lasciato a desiderare. Conclude il quadro un arbitraggio che porterà con sé qualche strascico polemico e che ha finito per deludere soprattutto il Napoli, condannato da un gol in fuorigioco. Il presidente De Laurentiis a fine gara ha parlato di “malafede o incompetenza” di “sei arbitri che dovrebbero stare fermi a lungo”. Animo, perché nulla è perduto! Già con la Lazio i partenopei sono chiamati al riscatto per agguantare il terzo posto. Anche per quest’anno obiettivo massimo raggiungibile, mentre la Juventus è già campione d’inverno.

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