Mai un gol o una vittoria allo Juventus Stadium, negli ultimi otto incroci in campionato solo un vittoria per i partenopei (in casa lo scorso anno 2-0, ndr) con 18 gol subiti e solo sei rifilati ai bianconeri; tre punti da conquistare per rilanciare l’ambizione Champions, la possibilità di rovinare a domicilio la festa juventina per il double appena conquistato… Dalla cabala alle motivazioni, c’era tutto per sfoderare una prestazione degna di un match crocevia della stagione ed invece il Napoli ha centrato l’ennesima figuraccia. A spegnere quasi del tutto le speranze di qualificazione all’Europa calcistica che conta ci hanno pensato stavolta Pereyra (13’), Sturaro (77’) e Pepe (90’+3’); mentre il tap in di D. Lopez al minuto 50’, sulla ribattuta di Buffon che para il rigore ad Insigne, illude soltanto i tifosi prima del definitivo e severo 3-1. Dopo Bilbao, l’eliminazione con la Lazio in Tim Cup e col Dnipro in EL, dopo aver detto addio al secondo posto con la sconfitta con la Roma, ecco gli uomini di Benitez vittime del solito “peccato originale”: giunti alla partita che può orientare la stagione in un senso o in un altro, inspiegabilmente scema ogni tensione agonistica e in campo scendono le controfigure degli eroi ammirati quest’anno in Supercoppa a Doha. Accade così che allo Juventus Stadium il Napoli si scioglie: evanescente, senza idee di gioco e mordente, consegna il primo tempo agli avversari; mentre nella ripresa cinge d’assedio la porta bianconera, fa un gol beccandone due, e si rivela poi in tutta la sua fragilità emotiva nella sconsiderata testata rifilata da Britos a Morata nei minuti finali. Manca una sola giornata al termine del campionato  e, quando anche l’obiettivo minimo della qualificazione in Champions pare svanito, a buon diritto la cronaca può lasciar spazio alle prime riflessioni sull’intera stagione azzurra. Senza riserve, aver affermato che questa squadra è stata costruita per competere in Champions e vincere lo scudetto è stata un’eresia:  la formazione si è rivelata strutturalmente debole in ogni reparto, con i rincalzi e gli stessi titolari dimostratisi non all’altezza; la società ha fallito nell’approccio alla stagione, tergiversando sugli acquisti in prossimità del preliminare di Champions col Bilbao, trovandosi da subito senza i ricavi milionari assicurati dal passaggio del turno e da ultimo sbagliando a non mantenere il pugno duro sul ritiro punitivo di aprile; l’allenatore, dal canto suo, pur mettendocela tutta, ha fatto la frittata con le uova che si è ritrovato, e troppo spesso è stato o tradito dai suoi pretoriani (Callejon ed Albiol su tutti) o vittima della sua stessa professionalità, che gli ha impedito di rassegnare le dimissioni nonostante gli fosse chiara la stagione impervia che era lì ad attenderlo. Non si fa fatica a pensare, così, che quello ammirato l’anno scorso era il Napoli dei galcticos giunti all’ombra del Vesuvio in cerca di una vetrina che in un anno li rilanciasse per approdare poi a palcoscenici più prestigiosi di quello partenopeo. Non si spiegherebbe altrimenti l’inquietante flessione delle prestazioni degli ex madridisti, con buona pace soltanto di Higuaìn. Quest’anno saranno accontentati: andranno quasi tutti via. Così, iniziata come stagione della consacrazione e proseguita come quella della rincorsa ad un modesto terzo posto, quella in corso potrebbe essere addirittura quella della “Grande Restaurazione”: dal calcio internazionale, spagnoleggiante e spiccatamente offensivo di Benitez, al difensivista ed arcigno Mihajlovic; dalla promessa di incrementare il tasso tecnico e caratteriale della rosa, alla cessione obbligata di alcuni degli attuali gioielli. In altre parole, quasi un “anno zero”. Tuttavia, se a priori non si possono fare analisi fondate, è tuttavia chiaro quanto tutto questo confligga con l’idea di De Laurentiis di rendere il Napoli una potenza del calcio europeo e mondiale. Il patron dovrebbe pertanto tentare di alzare ancora l’asticella dirigendo altrove le proprie scelte in merito all’allenatore e ai possibili nuovi acquisti. Il campionato non è  finito, si può ambire ancora al terzo posto, ma per l’ambiente napoletano si preannuncia un’estate torrida e densa di cambiamenti…

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