Finisce con un sonoro 1-4 per il Napoli la sfida contro i non irresistibili danesi del Midtjylland. Il risultato va persino stretto  agli uomini di Sarri, capaci di mostrare una schiacciante superiorità sul piano tecnico, tattico, e motivazionale. Si vola anche in Europa.

La partita. Avviene tutto o quasi nel primo tempo, col Midtjylland ordinato e aggressivo ma capace di reggere fino al gol di Callejon, che al 19’ in estirada trasforma il lancio lungo di Koulibaly in un arcobaleno imprendibile per il portiere avversario. Poi entra in scena Gabbiadini, che prima capitalizza il cross di Allan (31’) e poi (40’) inventa un eurogol da fuori area alla sua maniera: stop a seguire di esterno sinistro e tiro di controbalzo a giro nel sette. A meno due dal riposo, Pusic accorcia le distanze per i padroni di casa, che nella ripresa sfiorano il gol al 77’ (Koulibaly salva sulla linea un tiro di Royer) e al 90’+1’ con una traversa fortunosa di Mabil, ma il solito Higuain chiude i giochi al 90’+4’.

L’analisi. Non si poteva chiedere di meglio a questo Napoli, che ipoteca in scioltezza il passaggio del turno contro avversari sì organizzati ma piuttosto modesti. Il tanto temuto turnover non ha lasciato strascichi né sul risultato né sul piano del gioco: assenti la visione di gioco di Hamsik, la rapidità di Insigne e la mobilità di Higuain, ecco i lanci lunghi per i tagli di Callejon, l’arretramento di El Kaddouri (più stretto e vicino, a sostegno di D. Lopez in fase di ripartenza e costruzione), la maggior licenza di Allan a sganciarsi dalla mediana ed attaccare la profondità, la solita spinta dei terzini ad allargare le maglie di centrocampo e difesa avversari. È mancata però la prestazione alla voce “pressing”, più blando rispetto al recente passato, e difatti le migliori occasioni per i danesi sono giunte quando maggiori sono state le difficoltà dei partenopei ad aggredire i portatori di palla avversari e verticalizzare la manovra. Sul finale si tirano i remi in barca pensando al campionato, e per poco non ci scappa la remuntada: vero che per molti sono stati i primi 90 minuti  da titolare, ma perdere la concentrazione nelle gare europee è un lusso che può costar caro.

4×4. Per chi ancora non l’avesse capito, col Napoli non si scherza. Al di là dei dati impressionanti della partita di ieri (61% di possesso palla; 508 passaggi andati a buon fine; 8 tiri nello specchio della porta ma 15 in totale), a stupire di più sono le dinamiche di gioco da cui sono scaturite le quattro reti: lancio lungo ad agevolare l’inserimento di Callejon per il primo gol; attacco della profondità (favorito dall’assenza di pressing dei centrocampisti avversari) di Allan, che fa partire l’azione, scambia con Callejon, riceve poi da Maggio e serve dentro per Gabbiadini; infine, il terzo e il quarto arrivano prima grazie ad una prodezza individuale e poi grazie al più classico dei dai-e-vai tra la prima punta ed il trequartista di turno al limite dell’area. Quattro dinamiche diverse, quattro gol. Se poi la difesa fa il suo lavoro ed il centrocampo si concede qualche extra ogni tanto, pochi saranno in grado di tener testa agli azzurri.

Nessuna come te. Il cammino netto del Napoli, fatto di nove punti in tre partite, undici gol fatti, uno subìto, ed inevitabile primo posto nel Gruppo D, incorona la squadra di Sarri come la regina d’Europa: nelle due massime competizioni europee per club, infatti, solo Zenith, Sporting Braga e Rapid Vienna sono a quota 9 punti, vantando però una differenza reti inferiore a quella dei partenopei. Senza dubbio un risultato strabiliante per un Napoli che ha riaperto un ciclo tra scetticismi e diffidenze.

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