Nonostante una gara combattuta, il Napoli non la spunta su un Genoa ben organizzato e determinato. Poco cinici sotto porta, unitamente ad un Perin in giornata di grazia, gli azzurri devono accontentarsi di uno 0-0 che rallenta la rincorsa al primo posto.

La partita. Giocata a viso aperto dalle due compagini, le occasioni principali di Genoa-Napoli sono tutte di marca azzurra. Inizia Callejon al 5’, con Perin bravo a deviarne in angolo la conclusione a rete mentre al 27’ Mertens in area dribbla e tira fuori di poco a lato; poi Burdisso trattiene Higuaín in area: rigore solare, ma l’arbitro Doveri lascia correre. Nella ripresa, il tiro ad incrociare ancora di Callejon (58’) si perde sul fondo aprendo allo show di Perin: il ventiduenne portiere al minuto 77 disinnesca a tu per tu una volée di Hamsik, al 90’+1’ compie un miracolo sulla punizione – deviata dalla barriera – di Gabbiadini, e 180 secondi dopo vola a salvare un tiro di Insigne destinato in rete;  nel mezzo, al 75’ arriva la prima parata di Reina e poi, strano a dirlo, Higuaín non centra il bersaglio a porta vuota da due passi (88’).

L’analisi. Non è stata la miglior partita del Napoli, bisogna dirlo. Ben imbrigliati dal pressing genoano nel primo tempo ed evidentemente in riserva di energie nella seconda frazione, gli uomini di Sarri hanno faticato non poco ad imporre il proprio gioco. Merito di un Genoa ordinato ed aggressivo, i cui accorgimenti tattici (Tino Costa ad uomo su Jorginho, idem dicasi per Dzemaili su Hamsik ed Allan sistematicamente raddoppiato e triplicato) hanno inciso significativamente sul match; ottime anche le marcature asfissianti sugli esterni – con il sacrificio di Perotti e Laxalt, encomiabili nell’interpretazione delle fasi difensiva ed offensiva  – che hanno obbligato, soprattutto nei primi 45’ di gara, il Napoli ad andare per vie centrali o cercare il lancio lungo. L’elevata densità genoana in mezzo al campo portava a godere di più spazi Mertens e Callejon, le cui ripartenze si risolvevano però in un nulla di fatto. Poco cercato anche Higuaín, che risente dello scarso supporto degli esterni e della scarsa propositività delle mezz’ali. Il grifone cala vistosamente nella ripresa perché azzoppato dagli infortuni (ben tre), ma quando il Napoli cerca la spallata per far crollare il muro rossoblu, ecco Perin a neutralizzare i tentativi di Hamsik, Gabbiadini ed Insigne.

Ci può stare. Due punti persi o uno guadagnato? In partite come queste è d’obbligo vedere il bicchiere mezzo pieno. Nell’arco dei 90 minuti la squadra ha corso, tenuto il pallino del gioco, creato almeno cinque nitide palle-gol, rischiato poco o nulla in difesa  –  l’imbattibilità di Reina ora ammonta a 287’, con Koulibaly che ha alzato il ponte levatoio a sbarramento della porta difesa dallo spagnolo. Sarri ha dichiarato che “è mancato solo un po’ di culo”, ma – aggiungo – anche la giusta lucidità sotto porta dato che gli azzurri, giunti alla quinta partita in quindici giorni, hanno pasticciato un po’ troppo in zona gol a dispetto del cinismo dimostrato nelle ultime uscite. La prestazione rimane tuttavia molto confortante, e buona parte del merito per lo 0-0 finale va anche agli avversari, che con 10 punti conquistati in casa (sui 12 attualmente detenuti in campionato) fanno del Ferraris l’arma in più. Ora spazio ad un’ampia rotazione in Europa: contro l’Udinese servirà fare bottino pieno per rilanciare l’inseguimento ad Inter, Fiorentina e Roma.

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