Ha del clamoroso il modo con cui il Napoli pareggia al “Tardini” per mano di un Parma già con un piede e mezzo in Serie B e più che mai travolto dai guai societari (la mancanza di fondi infatti non assicura l’iscrizione della società al campionato cadetto per il prossimo anno). Molle, con reparti scollati ed interpreti spaesati, l’undici azzurro non è mai entrato in partita per tutto il primo tempo, lasciando ai gialloblu l’inerzia del match ed accontentandosi delle giocate individuali di Mertens, Hamsik e Gabbiadini. Davvero troppo poco per una semifinalista di Europa League. È così, quindi, che Palladino (9’) e Jorquera (34’) vanno a segno  sugli sviluppi di due palle inattive, rispettivamente un calcio d’angolo e una punizione, palesando tutti i limiti della difesa partenopea e al tempo stesso annullando il momentaneo pareggio di Gabbiadini, siglato al 28’. Al primo tempo da film horror, Benitez replica buttando subito nella mischia Higuaìn e Callejon. La scossa c’è e nella ripresa è un altro Napoli, che finalmente corre, pressa e cinge d’assedio la porta parmense; ma è proprio un monumentale Mirante a vanificare tutti gli sforzi azzurri fino al destro chirurgico di Mertens al 72’, che batte il portierone parmense che in precedenza aveva già sbattuto la porta in faccia ad Hamsik (49’), Callejon  (54’), ed Higuaìn (64’) con interventi al limite del sensazionale. Il Parma, dal canto suo, eregge invece una muraglia, tutt’altro che impenetrabile, che dura fino a fine gara tanto per la frenesia delle transizioni d’attacco partenopee (troppe volte si è cercato la soluzione individuale anziché tentare lo scarico sul compagno meglio piazzato) quanto per un super Mirante, che in particolare all’87’ torna ancora protagonista disinnescando un diagonale scoccato da Higuaìn e destinato in fondo al sacco. Il Napoli, alla vigilia del ritorno col Dnipro in semifinale di Europa League, spreca così la ghiotta opportunità di riportarsi a -1 dalla Lazio e a -2 dalla Roma, entrambe cadute miseramente in campionato per mano delle milanesi. Tuttavia, questo è un risultato che impone qualche riflessione. In primis, era necessario un turnover così accentuato? Presentarsi con con sette titolari in panca (Maggio, Ghoulam, Britos, Callejon, Higuaìn, Insigne e David Lopez) ha sortito due effetti opposti ma contigui: mentre la squadra faticava a trovare il bandolo della matassa per lo scarso affiatamento dei suoi interpreti, il Parma prendeva invece coraggio non credendo alla troppa grazia di non dover badare all’imprevedibilità del Pipita, alla velocità di Callejon o alle sovrapposizioni di Ghoulam. Di questo Benitez faccia ammenda. Anche gli undici scesi in campo non hanno alibi, dato che questo Parma, diroccato e sbandato (17 punti in campionato, 29 gol fatti e 68 subiti, ndr), ha tenuto testa, surclassandole nel primo tempo, alle seconde linee azzurre con una cattiveria e un’organizzazione tattica che i nostri si sognavano, persi com’erano tra un Inler molle nell’interdizione quanto banale nell’impostazione, e un reparto difensivo vulnerabile centralmente quanto timido nella spinta dei terzini (negativa soprattutto la prova di Henrique). Per una stagione ancora, quindi, il famoso salto di qualità è rimandato e i top club, italiani ed europei, rimangono lontani per qualità/abbondanza delle rose, budget, risultati sportivi, pianificazione societaria. Quanto dovremo aspettare per fare finalmente di Napoli una capitale del calcio europeo? Le speranze, per ora, sono tutte proiettate alla sfida di Giovedì contro il Dnipro, che potrebbe regalare al Napoli la prima storica finale europea della gestione De Laurentiis.

Rispondi