É Nicola Lagioia il vincitore della 69° edizione del Premio Strega. Il suo romanzo, “La ferocia”, si è aggiudicato il prestigioso premio letterario con 145 voti.

Secondo posto per Mauro Covacich con “La sposa”, mentre sul gradino più basso del podio è salita la misteriosa Elena Ferrante con “Storia della bambina perduta”, terzo volume della saga de “L’amica geniale”.

Quarti, a pari merito, Fabio Genovesi, già vincitore del Premio Strega Giovani con “Chi manda le onde” e Marco Santagata con il suo “Come donna innamorata”.

Lagioia ha dedicato la vittoria alla moglie Chiara e, stringendo la bottiglia di liquore che da il nome al premio, ha speso qualche parola per la situazione greca: “La ferocia di solito fa più danni che altro, come ha sperimentato il popolo greco in questi giorni. L’alito del fallimento, che si avverte quando si scrive un romanzo, soffia sull’Italia e sulla Grecia. Se fallisce la Grecia è un fallimento anche per la Germania. Siamo tutti sulla stessa barca. Senza l’euro non c’è l’Unione Europea”. Ha poi aggiunto come non si aspettasse che il suo romanzo -storia di una ricca famiglia barese di costruttori, scossa dalle fondamenta dalla misteriosa morte della terzogenita, Clara, ritrovata nuda e ricoperta di sangue ai piedi di un autosilo- incontrasse un pubblico tanto ampio.

Lo scrittore pugliese è stato incoronato vincitore nella serata di giovedì, nel corso di una cerimonia trasmessa in diretta dalla Rai, decisamente meno affollata e movimentata rispetto agli anni passati.

Nonostante il nuovo regolamento di voto predisposto per dare maggior spazio a piccoli e medi editori, la spiazzante partecipazione di Elena Ferrante, che tanto ha impegnato la stampa letteraria,  e le parole di fiele di Saviano contro il premio, anche quest’anno lo Strega se lo sono aggiudicato due fra le maggiori case editrici italiane: Einaudi, che ha pubblicato “La ferocia”,  e Mondatori, editore di Covacich. 

Difficile non lasciarsi andare alla considerazione che anche per il Premio Strega valga l’insegnamento di gattopardiana memoria: cambiare tutto affinché nulla cambi davvero. 

    

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