“Così come l’Italia ha sconfitto terrorismo e mafia, così l’Europa saprà sconfiggere il terrorismo jihadista”: così Matteo Renzi ha commentato la vicenda degli attentati di Bruxelles, accodandosi al generale mood di orgoglio europeista seguito all’ultimo episodio di terrore associabile al fanatismo dell’Isis. Una dichiarazione, questa, che mette in evidenza la grave incapacità del premier di riconoscere il fenomeno mafioso, in tutti i suoi falcone_borsellino-2connotati, essendo legato ad una visione di maniera dello stesso fenomeno.

Non si spiegherebbe altrimenti, infatti, la faccia tosta nel parlare di “mafia sconfitta”, in un Paese in cui il fatturato della criminalità organizzata, secondo le stime, oscilla tra 130 e 180 miliardi di euro: ossia una cifra tra il 6 e l’8% dell’intero Pil nazionale; un Paese, questo, nel quale gli omicidi legati a camorra, ‘ndrangheta e mafia sono ancora a livelli preoccupanti (pur non toccando le tristi vette dei primi anni ’90), risultando anche in crescita in alcune zone dello Stivale (in particolare, Campania e Puglia). Né pare appropriato parlare di “sconfitta” soprattutto pensando ai rappresentanti delle Istituzioni invischiati ancora oggi in processi per associazione a delinquere di stampo mafioso e concorso esterno, talvolta addirittura condannati per questi stessi reati mentre ancora in carica.

La dichiarazione infelice di Renzi è la dimostrazione di un’antimafia scomparsa dall’agenda di questo governo, derubricata a fatto da cronaca giudiziaria, ignorata nella sua dimensione culturale e sociale e letta, come tutto il resto, nella chiave di un vincismo che riesce solo a prevedere vinti e sconfitti, successi e insuccessi, senza badare alla complessità di un presente spesso più grigio che bianco o nero.

Salvo Lima, sindaco di Palermo e deputato Dc, era famoso per affermare che “la mafia non esiste”; con la dichiarazione di Renzi siamo passati al livello successivo: adesso la mafia, che pure esisteva, è stata sconfitta. Una riflessione che, qualora diventasse pensiero comune, potrebbe preoccupantemente far scendere un nuovo velo di ignoranza su un fenomeno che colpisce ancora, ed in maniera micidiale, le aree già più economicamente deboli del nostro Paese.

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