Lo sapevate che le note musicali devono il loro nome ad un inno a San Giovanni scritto dal poeta Paolo Diacono nell’XI secolo?  Per dare un nomenclatura alle note dell’esacordo, infatti, Guido D’Arezzo utilizzò le sillabe iniziali dei primi sei versi:

«Ut queantlaxis
Resonare fibris
Mira gestorum
Famuli tuorum
Solve polluti
Labii reatum
Sante Ioannes »

Ciascuna sillaba (ut- che poi diventerà do- re, mi, fa, sol, la) coincide esattamente con la nota con cui è cantata nell’inno.

Una curiosità che conferma un rapporto antico e profondo fra musica e letteratura, che nei secoli si è declinato in mille modi diversi: nei canti religiosi, nelle performance di cantastorie e menestrelli, nel teatro, fino ad arrivare alle canzoni contemporanee, i cui testi, in alcuni illustri casi, sono finiti nelle antologie scolastiche, accanto ai componimenti di Ungaretti e Montale.

La poesia stessa ha in sé un’ineludibile cuore musicale, che si esprime attraverso assonanze, rime, accenti ed il ritmo conferito dalla metrica. Non è un caso, d’altronde, che Euterpe, la Musa greca della musica, sia anche quella della poesia lirica.

Ma nemmeno la narrativa è estranea alle influenze dell’universo musicale. Canzoni rock o pop, brani di musica classica o jazz, hanno ispirato diversi romanzi. Qualche esempio? “Norwegian Wood-Tokyo blues”, del popolare scrittore giapponese Haruki Murakami, il cui titolo viene dall’omonimo brano dei Beatles. Nel libro “Norwegian wood” è la canzone preferita di Midori, la donna amata dal protagonista, ma i riferimenti non si fermano qui: nel romanzo c’è un intero episodio ricalcato sulla surreale vicenda raccontata da John Lennon nella sua canzone. Dello stesso autore l’intera trilogia “1Q84”, in cui i protagonisti vivono in un mondo d’enigmi illuminato dalla luce di due lune, è ispirata ai versi di un classico jazz: “It’s only a paper moon”.
Dalla letteratura contemporanea del Sol levante a quella russa della fine del diciannovesimo secolo: nel 1889 Lev Tolstoj pubblica “La Sonata a Kreutzer”, un romanzo breve che racconta la storia di un uxoricidio e che prende il titolo da una sonata per violino e pianoforte di Beethoven.     

“Galeotto fu il libro e chi lo scrisse….” ,  esclama la Francesca dantesca nel girone dei lussuriosi, mentre nel caso del “Tristan” di Thomas Mann, ad accendere la passione extraconiugale dei protagonisti è un brano di Wagner: “Tristano e Isotta”, che fa da sottofondo all’intero racconto.   

Tornando al jazz è impossibile non citare, poi, “La schiuma dei giorni” di Boris Vìan attraversato dall’inizio alla fine dalle note di Duke Ellington e della sua “Chloè”.

Ma non è solo la narrativa a prendere ispirazione dalla musica, anzi molto più spesso accade il contrario.

Tornando a Tolstoj, per esempio, il nostro Roberto Vecchioni ha scritto uno splendido brano intitolato “Il cielo di Austerlitz”, che racconta la morte del principe Andrei Bolkonsky, protagonista di “Guerra e pace”. Sempre di Vecchioni è la delicatissima “La bellezza”, ispirata a “La morte a Venezia” di Thomas Mann.  

Ha tratto più volte ispirazione dalla letteratura anche Guccini, come nel caso di “Don Chisciotte”.

De Andrè, ancora, ha scritto un intero album, “Non al denaro, non all’amore né al cielo”, basato sull’ “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters.

C’è poi chi si è ispirato alle favole, come Bennato, che ha reso omaggio a “Pinocchio” (“Il gatto e la volpe”) e “Peter Pan” (“L’isola che non c’è”, “Il rock del capitano uncino”) e i Jefferson Airplane la cui “White rabbit” è un chiaro omaggio ad “Alice nel paese delle meraviglie”.

Vinicio Capossela ha scritto un album, “Marinai, profeti e balene”, che da  “I fuochi fatui”,  a “Calipso”, da “Lord Jim” a Pryntil” è un tripudio di riferimenti letterari: Melville, Omero, Conrad, Céline.

E ancora ci sono Kate Bush che mette in musica “Wuthering Heights” della Bronte e i Rolling Stones che in “Sympathy for the devil” cantano di un diavolo che se ne va in giro per Pietroburgo, come quello de “Il maestro e margherita” di Bulgakov…

L’elenco potrebbe essere infinito, ma lo spazio a nostra disposizione non lo è, per questo concludiamo segnalandovi un progetto di meno di due anni fa di Alessandro Cremonesi de La Crux e Lagash dei Marlene Kuntz che hanno ideato un album di 10 canzoni ispirate ad altrettante opere di Calvino: “Canzoni invisibili”. Dateci un’occhiata!  

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