Sempre più spesso negli ultimi anni le abbiamo viste librarsi e prendere quota nei nostri cieli, fino a scomparire in dissolvenza oltre l’umano raggio visivo.
Pochi sanno, però, che queste piccole mongolfiere di carta in miniatura hanno una storia antichissima e suggestiva, risalente a circa duemila anni fa.
La lanterna volante è anche detta Kongming, dal nome cerimoniale del pensatore e stratega militare cinese Zhuge Liang, che la progettò attorno al III secolo a.C. come pallone di segnalazione, o come primo esempio di pallone frenante spia ad uso bellico.
Si usava lanciarla nella direzione in cui si stava avvicinando il nemico per permettere, anche agli abitanti dei villaggi tra le montagne, di anticiparlo e darsi alla fuga.
Il principio fisico che ne consente il volo è praticamente lo stesso della mongolfiera: la fiamma accesa all’interno della piccola struttura cartacea riscalda l’aria, diminuendone la densità, e lasciandola così libera di sollevarsi.
Quanto segue si svolge in volo e ,come tutte le cose lontane e inafferrabili, porta con sé piccoli sprazzi di mistero e metafisica.
Nelle notti di luna piena del dodicesimo mese del calendario lunare thai, che corrisponde al nostro novembre (ma la data precisa è incalcolabile fino a poche settimane prima), in tutti i Paesi a maggioranza buddhista si svolgono alcuni dei più famosi festival di luci e lanterne in onore di Buddha.
Il più noto è il Loi Krathong, (Loi significa “galleggiare, mentre Krathong si riferisce a composizioni originariamente fatte con foglie d’albero di banano o petali di loto) ed ha luogo a Sukhothai, prima capitale della Thailandia, che contende i natali della festività alla più celebre Bangkok.
La città s’illumina tutta, a partire dalla sera. Piccole candele krathong, costruite utilizzando cortecce di cocco o pezzi di alberi, e contenenti incensi, monetine o cibo, vengono lanciate dalla riva del fiume, nella speranza che portino via con loro disgrazie, negatività e sfortuna.
La scelta di materiali organici, quindi facilmente biodegradabili nel giro di qualche giorno, non è affatto casuale, e testimonia la cura e la devozione di questo popolo per la natura e tutte le sue creature.
Il clima festoso non attenua la sacralità del rito, talvolta il silenzio che fa da cornice al lancio delle lanterne è surreale, date le centinaia di persone radunate sul fiume Ping.
Le giovani coppie restano col naso all’insù, nella speranza di vedere le proprie lanterne spiccare il volo assieme. Qualora succedesse, infatti, sarebbero destinate ad amarsi per l’eternità, almeno secondo un’antica leggenda.
Quando la festa entra nel vivo s’assiste, per tre giorni di fila, ad un tripudio di colori, manifestazioni di bellezza, sfilate di carri e giochi pirotecnici. Si battono i piedi al ritmo di danze tradizionali thailandesi, bevendo birra e gustando prelibati e speziatissimi cibi di strada, venduti a prezzi stracciati.
A Chiang Mai, nel nord della Thailandia, dove la festa prende il nome di Yee Peng, ha luogo, dopo i festeggiamenti tradizionali, una seconda edizione del festival dedicata esclusivamente ai numerosissimi turisti accorsi da tutto il mondo.
Per l’occasione si sistemano morbidi cuscini su cui stendersi e godersi comodamente lo spettacolo.
Proprio nessuno, a quanto pare, è in grado di sottrarsi al desiderio di lasciare i propri sogni in balìa del vento e scoprire quanto lontano possano arrivare.

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