La prima tappa della nuova rubrica targata Social, “On the road”, è la splendida isola greca di Corfù.

A raccontarcela c’è la penna di Gerald Durrell, zoologo e scrittore britannico, che qui visse cinque anni durante la sua infanzia.

Nel brano che riportiamo di seguito, Corfù  appare per la prima volta agli occhi della famiglia Durrell:

<<Il mare gonfiava i suoi azzurri e levigati muscoli ondosi mentre fremeva alla luce dell’alba, e la schiuma della nostra scia si allargava delicatamente dietro di noi come la coda di un pavone bianco, tutta scintillante di bollicine. Il cielo era pallido, con qualche pennellata gialla a oriente. Davanti a noi si allungava uno sgorbio di terra color cioccolata, una massa confusa nella nebbia, con una gala di spuma alla base. Era Corfù, e noi aguzzammo gli occhi per distinguere la forma delle sue montagne, per scoprirne le valli, le cime i burroni e le spiagge, ma non ne vedevamo che i contorni. Poi, tutt’a un tratto, il sole spuntò sull’orizzonte e il cielo prese il colore azzurro smalto dell’occhio della ghiandaia. Le infinite e meticolose curve del mare si incendiarono per un istante, poi si fecero d’un intenso color porpora screziato di verde. La nebbia si alzò in rapidi e flessibili nastri, ed ecco l’isola davanti a noi, le montagne come se dormissero sotto una sgualcita coperta scura, macchiata in ogni sua piega dal verde degli ulivi. Lungo la riva le spiagge si arcuavano candide come zanne fra precipiti città di vivide rocce dorate, rosse e bianche. Doppiammo il promontorio settentrionale, un liscio contrafforte di roccia color ruggine bucato da una serie di grotte gigantesche. Le onde cupe sollevavano la nostra scia e la portavano delicatamente verso quelle fauci, dove essa si frantumava sibilando avida fra le rocce. Doppiato il promontorio, le montagne scomparvero e l’isola si trasformò in un declivio dolce, macchiato dell’argentea e verde iridescenza degli ulivi, interrotta qua e là dal dito ammonitore di un nero cipresso stagliato contro il cielo. Il mare poco profondo nelle baie era azzurro farfalla, e nonostante il rombo dei motori potevamo distinguere l’eco soffocata- che ci giungeva come un coro di voci sottili. degli striduli acuti e trionfanti delle cicale>>.

(Da “La mia famiglia e altri animali”)

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