Dopo la Procida di Elsa Morante, visitiamo un’altra isola del golfo napoletano: Ischia. A raccontarcela è Erri De Luca nel suo “I pesci non chiudono gli occhi”, storia di un’estate di cinquant’anni fa.
Nelle pagine dell’autore napoletano, scopriremo l’isola vestita dei colori e egli odori settembrini, attraverso i suoi ricordi d’infanzia.
Da Social, come sempre, buona lettura e buon viaggio!

“L’isola era mano aperta, a settembe le viti erano gonfie, chiedevano di essere raccolte. Il grappolo schiacciato in bocca un acino per volta, scalzo di pomeriggio sulla terra felice dei passi di un bambino: quello era il più giusto dei grazie, non raggiunto da nessuna preghiera.”
“Settembre è una rinascita del naso, ritornano gli odori schiacciati dal caldo. E’ bastata una piovuta e si è svegliata la terra, come la faccia mia la mattina sulla bacinella. E’ salita nell’aria la presa della resina del pino, delle carrube, dei fico d’India. Niente discesa a mare, il libeccio ha tenuto a riva i pescatori. Soffia meridionale e guappo da non poter stendere i panni (…)”
“A settembre succedono giorni di cielo sceso in terra. Si abbassa il ponte levatoio del suo castello in aria e giù per una scala azzurra il cielo si appoggia per un poco al suolo. A dieci anni potevo vedere i gradini squadrati, da poterli risalire cogli occhi. Oggi mi contento di averli visti e di credere che ci sono ancora. Settembre è il mese delle nozze tra la superficie terrestre e lo spazio di sopra acceso dalla luce. Sulle terrazze gradinate a viti i pescatori fanno i contadini e raccolgono i grappoli nei cesti fatti dalle donne. Prima ancora di spremerli, il giorno di vendemmia ubriaca gli scalzi tra i filari al sole e lo sciame delle vespe assetate”
 (da “I pesci non chiudono gli occhi”)

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