Da Corfù al Michigan, negli Stati Uniti: la seconda tappa di “On the road” è a 1000 km dalla prima. Insieme a Neil Gaiman visiteremo la cittadina di Lakeside, dove il protagonista del best seller “American Gods”, Shadow, si nasconde sotto le mentite spoglie di Mike Eisel. Nei brani che vi proponiamo, due personaggi del posto, il vecchio ed eccentrico Hinzelmann ed il poliziotto Chad Mulligan, mostrano la città al forestiero appena arrivato. Buona lettura e buon viaggio. <<«Allora facciamo il giro del lago. Il gran tour» La Main Street che stavano percorrendo era una strada graziosa anche di sera, con un’aria antiquata nel senso migliore del termine come se per cent’anni gli abitanti se ne fossero presi gran cura e non avessero nessuna fretta di perdere ciò che amavano. Hinzelmann indicò a Shadow i due ristoranti della città (uno tedesco che descrisse come: «in parte greco, in parte norvegese, e ogni piatto viene servito con un panino dolce»); poi gli indicò la panetteria e la libreria («Secondo me una città non è una città senza una libreria. Magari pretende di chiamarsi città lo stesso, ma se non ha una libreria sa bene di non poter ingannare nessuno»). Rallentò quando passarono davanti alla biblioteca, affinché Shadow potesse ammirarla. Davanti al portone tremolava la luce di antichi lampioni a gas… Hinzelmann li fece notare a Shadow con un certo orgoglio. «Costruita negli anni Settanta del 1800 da John Henning, locale magnate del legname. Avrebbe voluto che si chiamasse Henning Memorial Library, ma alla sua morte la gente cominciò a chiamarla Lakeside Library e credo che così continuerà a chiamarsi fino alla fine dei tempi. Non è fantastica?» Se l’avesse costruita con le sue mani il vecchio non avrebbe potuto sembrare più fiero. A Shadow faceva pensare a un castello. Quando glielo disse l’altro rispose: «Esatto. Con le torri e tutto. Henning voleva che sembrasse proprio un castello. Dentro hanno conservato le scaffalature originali di abete. Miriam Shultz vorrebbe ristrutturare e rimodernare, ma siccome è un monumento cittadino non si può toccare niente». Aggirarono l’argine meridionale del lago. La cittadina si sviluppava intorno al lago, che era una decina di metri più in basso del livello stradale. A Shadow sembrò di distinguere le lastre opache di ghiaccio e qualche macchia scintillante d’acqua che rifletteva le luci della città. «Sta gelando completamente» disse. «È gelato da un mese, ormai» spiegò Hinzelmann. «Dove vede opaco sono cumuli di neve ammucchiata dal vento e il lucido è ghiaccio. È gelato in una sola notte subito dopo il Ringraziamento, un bello strato di ghiaccio liscio come vetro. Hai mai pescato nel ghiaccio?»>> <<Adesso erano sul ponte che portava nella zona nordoccidentale di Lakeside. «Questa è Main Street, e questa» aggiunse Mulligan svoltando a destra «è la nostra famosa piazza.» La piazza cittadina faceva una certa impressione anche d’inverno, ma si capiva che era un posto da vedere in estate, quando si sarebbe trasformata in una profusione di colori: papaveri e iris e fiori di tutti i tipi, e il boschetto di betulle in un angolo avrebbe formato un pergolato argenteo. Adesso era tutta in bianco e nero, una bellezza scheletrica: il gazebo dell’orchestra vuoto, la fontana chiusa per l’inverno, il municipio con la facciata di arenaria coperto di neve. «… e questa» concluse Chad Mulligan, fermandosi davanti alla vetrata di un vecchio edificio che si trovava sul lato occidentale della piazza «è Mabel’s.» Scese dall’auto e andò ad aprire la portiera a Shadow. I due uomini attraversarono di corsa il marciapiede a testa bassa ed entrarono in una sala calda e odorosa di pane appena sfornato, brioche, zuppa e pancetta (…) >>

(da “American Gods”)

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