Questa settimana “On the road” vi invita ad una gita in barca lungo il Tamigi. In compagnia di George, Harris, Jerome e del cane Montmorency arriveremo a Marlow, per poi risalire fino a Sonning ed infine ad Harley Weir. Ad accompagnarci sarà lo scrittore inglese Jerome K. Jerome, autore di uno dei più grandi classici della letteratura umoristica di tutte le latitudini: “Tre uomini in barca (per tacere del cane)”. Da Social e “On the road”, come sempre, buona lettura e buon viaggio!

<<Marlow è uno dei più bei centri fluviali che io conosca. È una cittadina attiva e vivace, non molto pittoresca in complesso, ma con molti strani angoli e cantucci – con molti archi ancora in piedi nel diroccato ponte del tempo, sul quale la nostra fantasia ritorna ai giorni che il maniero di Marlow aveva Saxon Algar per suo signore, prima che Guglielmo il Conquistatore se ne impadronisse per darlo alla regina Matilde, prima che esso passasse ai conti di Warwick o al saggio mondano lord Paget, il consigliere di quattro sovrani in fila. V’è anche un’amena campagna nei dintorni, se, dopo aver vogato, vi piace fare una passeggiata a piedi, mentre lo stesso fiume si presenta in quel punto nel suo migliore aspetto. Giù fino a Cookham, oltre i boschi di Quarry e i prati, è un bellissimo tratto. I vecchi e bei boschi di Quarry con gli angusti sentieri tortuosi, le piccole radure serpeggianti, come sembrano finora profumati con le memorie dei radiosi giorni d’estate! Come le loro ombrose visioni appaion colme di immagini sorridenti! Come dalle loro foglie bisbiglianti si levan le dolci voci del tempo d’una volta! Da Marlow fino a Sonning la vista è sempre più bella. La magnifica vecchia Abbazia di Bisham, le cui mura hanno risonato delle grida dei Templari e che una volta fu la casa di Anna di Cleaves e un’altra volta della regina Elisabetta, si osserva sulla riva destra precisamente a mezzo miglio al di sopra del ponte di Marlow. L’Abbazia di Bisham è ricca di qualità melodrammatiche. Essa contiene una camera da letto in tappezzeria e una stanza segreta nascosta in alto nello spessore dei muri. Lo spirito di Lady Holy, che picchiò a morte il suo piccino, ancora vi erra di notte, tentando di lavarsi le mani spettrali nello spettrale catino.

(…) Presso Harley Weir, un po’ più su, ho spesso pensato che io avrei potuto stabilirmici per un mese senza aver tempo sufficiente di abbeverarmi di tutta la bellezza del panorama. Il villaggio di Harley, a cinque minuti di cammino dalla chiesa, è uno dei punti più antichi del fiume, giacché data, a citare la strana fraseologia di quegli oscuri tempi, «dai giorni del re Sebert e del re Offa». Vicinissimo allo sbarramento (andando in su) è il campo dei Danesi, dove una volta si accamparono gl’invasori, durante la loro marcia nella contea di Gloucester; e un po’ più oltre, annidata in una dolce curva del fiume, si vede ciò che rimane dell’Abbazia di Medmenham. I famosi monaci di Medmenham, o il «Circolo del fuoco dell’inferno» com’erano chiamati, contavano tra le loro file il famoso Wilkes ed erano una confraternita il cui motto sanava: «Fate ciò che vi piace». L’esortazione ancora rimane sul diruto ingresso dell’Abbazia. Molti anni prima di questa equivoca abbazia, con la sua congregazione d’irriverenti motteggiatori, c’era nello stesso punto un monastero di natura più severa, i cui monaci erano d’un tipo alquanto diverso dai gozzovigliatori che dovevano abitarlo cinquecent’anni dopo. I monaci cistercensi, la cui abbazia era eretta colà nel tredicesimo secolo, non portavano panni, ma rozze tuniche e cappucci, e non mangiavano carne, né pesce, né uova. Dormivano sulla paglia, e si levavano a mezzanotte a dir messa. Passavano i giorni nel lavoro, nella lettura e nella preghiera; e su tutta la loro vita piombava un silenzio di morte, perché nessuno parlava. Una tetra confraternita, che passava una tetra vita in quel dolce luogo, che Dio ha creato così dolce. Strano che le voci della natura d’intorno – il soave canto delle acque, il bisbiglio dell’erba fluviale, la musica del vento sussurrante – non insegnassero loro un più esatto significato della vita. Essi origliavano, per lunghi giorni, in silenzio, aspettando una voce del cielo; e tutta la giornata e tutta la notte augusta parlavano in miriadi di suoni che essi non intendevano.>>

(da “Tre uomini in barca”)

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