Dopo la tappa negli USA, “On the road” fa un breve ritorno a Napoli; visiteremo, però, quella settecentesca, attraverso le belle pagine de “Il resto di niente” di Enzo Striano. Il romanzo storico  del giornalista partenopeo è ricco di suggestive descrizioni di Napoli,  vista attraverso gli occhi della marchesa Eleonora Pimental Fonseca, poetessa, scrittrice, giornalista e rivoluzionaria protagonista dei moti del 1799.

Nel brano che abbiamo scelto per voi, il suo amico Sanges le fa da Cicerone mostrandole la bellezza di Posillipo, della Riviera di Chiaia Mergellina, di Castel Sant’Elmo e Castel dell’Ovo.

Da “Social” buona lettura e buon viaggio!

<<Sanges davvero l’aiutò a conoscere luoghi della città.

Posillipo da mozzare il fiato. V’andarono in una giornata rosa e azzurra di fine inverno. Percorsero a piedi Santa Lucia fino alla chiesa di Santa Maria della Vittoria: per tutta la spiaggia si spiegavano reti rugginose, pescatori dai berretti a calza color castagna, seduti, ricucivano strappi, con curiosi aggeggi di legno bianco in forma d’H, facendosi sfilare lo spagno tra pollice e indice d’un piede.

In certe baracchette si friggevano pesci da mettere nel pane, o bollivano polpi. Sulla rena umida, nerastra, barche d’ogni forma e colore: lazzari e ragazzi vi giacevano al sole.

Sanges le mostrò ò Pallonetto, in faccia all’arenile una chiesa grigia, con due scale simmetriche sulla facciata. Aveva l’aria di proteggere l’intrico dei vicoli alle spalle (…)

La Riviera di Chiaia splendida. Spiaggia lambiva i bàsoli, scendeva dolce verso il mare. La costa di sorrento, nell’aria tersa, pareva vicinissima, come il Vesuvio verde, crespo di piante. All’altro lato della via magnifici palazzi di nuova costruzione: bianchi a filetti d’oro, rosati, con cornici, timpani, festoni. Vetri, marmi, stemmi scintillavano al sole

Vincenzo servizievolmente denominava: -Satriano, Bisignano, Carafa, Ischitella, Serracapriola….

Man mano i palazzi cedevano a muraglie di tufo, donde straripavano chiome di pini, ontani, magnolie: pareva si stesse uscendo dalla città, sabbia divorava il selciato, poi la via si biforcò.

Da una parte iniziava a salire verso le colline. Riconobbe l’aereo castello di Sant’Elmo.

-Lo si scorge da ogni luogo- osservò, Vincenzo annuì: -L’hanno messo apposta lassù. Chi lo occupa domina Napoli. È pieno di cannoni, che sparano quasi fino al mare.

Tornò a guardare il golfo. Solcava l’acqua una banchina con in un punta un castello arido, giallo, come fatto di sabbia. Vi sventolavano bandiere bianche e d’oro. Due grandi, minacciosi velieri orlati di rosso sostavano alla fonda, le vele ammainate, sulle maestre pennoncelli bianchi.

-Quello è Castel dell’Ovo- sorrise Sanges, che le aveva seguito il corso degli sguardi. –E quelle, due fregate da guerra. Ma fra poco saremo a Mergellina, vedrai meglio (…)>>

(da “Il resto di niente”)

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