Questa settimana “On the road” vi fa viaggiare nel tempo, oltre che nello spazio; visiteremo, infatti, la Parigi del 1482, attraverso le pagine immortali di “Notre Dame de Paris”.

Nel suo capolavoro Victor Hugo dedica un intero capitolo, “Parigi a volo d’uccello”, alla descrizione della capitale francese, concedendosi una lunga deviazione dalla storia di Quasimodo, Esmeralda e Frollo.

Noi di Social abbiamo selezionato per voi due brani, che vi offriamo qui di seguito.

Da “On the road”, come sempre, buona lettura e buon viaggio!

“Nel quindicesimo secolo Parigi era ancora divisa in tre città completamente distinte e separate, ciascuna dotata di propria fisionomia, propria specialità, propri costumi, proprie abitudini, propri privilegi, propria storia: la Città Vecchia, l’Università, la Città Nuova. La Città Vecchia, che occupava l’isola, era la più antica, la più piccola, e la madre delle altre due, racchiusa fra di esse come, ci sia consentito il paragone, una vecchietta fra due belle e grandi ragazze. L’Università occupava la riva sinistra della Senna, dalla Tournelle fino alla Tour de Nesle, punti che corrispondono, nella Parigi di oggi, l’uno al Halle dei vini, l’altro alla Monnaie. La sua cinta si insinuava per un tratto molto ampio in quella campagna in cui Giuliano aveva costruito le sue terme. La montagna di Sainte-Geneviève era racchiusa in essa. Il limite estremo di questa curva di mura era la Porte Papale, cioè più o meno il luogo in cui attualmente sorge il Panthéon. La Città Nuova, che era la più grande delle tre parti di Parigi, occupava la riva destra. Il suo lungofiume, benché spezzato o interrotto in più punti, correva lunto la Senna, dalla Tour de Billy alla Tour du Bois, cioè dal punto in cui si trova oggi il Granaio di riserva a quello in cui si trovano oggi le Tuileries. Quei quattro punti in cui la Senna tagliava la cerchia della capitale, la Tournelle e la Tour de Nesle a sinistra, la Tour de Billy e la Tour du Bois a destra, si chiamavano per eccellenza le quattro torri di Parigi. La Città Nuova penetrava nella campagna ancora più profondamente dell’Università. Il limite estremo della cinta della Città Nuova (quella di Carlo V) era alle porte Saint-Denis e Saint-Martin, che si trovano ancora nello stesso luogo. Come abbiamo appena detto, ciascuna di queste tre grandi divisioni di Parigi era una città, ma una città troppo speciale per essere completa, una città che non poteva fare a meno delle altre due. Perciò, tre aspetti perfettamente distinti. Nella Città Vecchia abbondavano le chiese, nella Città Nuova i palazzi, nell’Università i collegi (…)”

“Ora, sotto quale aspetto si presentava quest’insieme visto dall’alto delle torri di Notre-Dame, nel 1482? È ciò che tenteremo di spiegare. Per lo spettatore che arrivava affannato lassù in cima, era dapprima un brulicare abbagliante di tetti, di camini, di strade, di ponti, di piazze, di guglie, di campanili. Tutto colpiva gli occhi nello stesso istante, il frontone intagliato, il tetto aguzzo, la torretta sospesa agli angoli dei muri, la piramide di pietra dell’undicesimo secolo, l’obelisco d’ardesia del quindicesimo, la torre nuda e rotonda del torrione, la torre squadrata e intarsiata della chiesa, un tutto in cui le grandi, le piccole, le massicce, le aeree dimensioni si confondevano. Lo sguardo si perdeva a lungo in tutta la profondità di quel labirinto, dove non c’era niente che non avesse la sua originalità, la sua ragione, il suo genio, la sua bellezza, niente che non venisse dall’arte, dalla più piccola casa con la facciata dipinta e scolpita, la travatura esterna, la porta sbassata, i piani a strapiombo, fino al regale Louvre, che aveva allora un colonnato di torri. Ma ecco i principali agglomerati che si potevano distinguere quando l’occhio cominciava ad abituarsi a quella confusione di edifici (…)”

(da “Notre Dame de Paris”)

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