Doveva essere la partita della svolta e della maturità, delle cinque vittorie consecutive in Campionato (mai arrivate sotto la gestione Benitez), e del rilancio della sfida alla Roma di Garcia per aggiudicarsi il secondo posto, ma dal Renzo Barbera il Napoli torna con tre sberle, una prestazione mediocre e tanta amarezza per l’occasione sprecata. Al fischio d’inizio gli azzurri si presentano con Britos e Jorginho al posto di Koulibaly e Gargano, a riposo in vista del match di Europe League di Giovedì contro i turchi del Trabzonspor, e l’impatto sulla partita sembra positivo: pressing, corsa e determinazione  fanno presagire per il meglio. Al 14’, però, il tiro da distanza siderale di Lazaar inganna Rafael, i siciliani passano in vantaggio, e il Napoli scompare all’istante dal terreno di gioco. Dopo un’occasione di Bolzoni al 22’, il Palermo va ancora in rete al 36’ grazie ad un gioiello della premiata ditta Dybala – Vazquez: Jorginho perde un pallone sanguinoso a centrocampo, Quaison da destra imbecca bene sul lato opposto del campo Dybala il quale, con un assist al bacio, serve Vazquez, che dal limite insacca con una conclusione a giro. Il primo tempo dei partenopei è solo il bel tiro di Higuain al 39’, neutralizzato da un ottimo Sorrentino. Nella ripresa il Napoli sembra più tonico, e lo testimoniano le prime discese di Maggio e Strinic sulle fasce, oltre che un miglior controllo della circolazione del pallone, ma nei primi minuti produce solo un tiro di Callejon, per giunta su calcio di punizione, verso la porta rosanero. Quando il Palermo si affaccia dalle parti di Rafael, invece, fa male: al 62’ il brasiliano tiene in partita i suoi deviando con la punta delle dita un bel piazzato di Vazquez, ma tre minuti dopo nulla può sul tap in di Rigoni, lasciato colpevolmente libero in area di rigore dalla retroguardia azzurra. Al 3-0 risponde Manolo Gabbiadini, che di tacco devia in porta un calcio di punizione di Gargano quando il tabellone segna ormai meno nove minuti alla fine. Gli ultimi e confusi tentativi di rimonta condotti dal Napoli (Mazzoleni non assegna un rigore a nostro avviso solare, ndr) chiudono un derby delle due Sicilie che ridimensiona i partenopei ed esalta i palermitani. La squadra di Iachini, infatti, ha dimostrato di saper abbinare disciplina tattica, estro dei singoli, qualità e brillantezza atletica: il secondo ed il terzo gol, non a caso, sono due gioielli dei ragazzini terribili Vazquez-Quaison-Dybala, di cui sentiremo parlare tanto in futuro e che fanno sognare la piazza palermitana. Il Napoli, invece, fa i conti coi suoi peccati originali: l’assenza di un trascinatore ha fatto sì che la squadra accusasse il colpo sullo svarione di Rafael che ha generato il primo svantaggio; la difesa pareva quella vista a Bilbao, con i due centrali spaesati e i due terzini svampiti, fuori posizione ed incapaci di fluidificare la manovra; mentre a centrocampo, la coppia Jorginho-David Lopez continua a non funzionare. Questo l’errore più grave di Benitez: con l’italo-brasiliano incapace di fare le doppia fase di interdizione e costruzione di gioco, il centrocampo azzurro è stato surclassato da quello palermitano, inducendo la difesa ad arretrare per assenza di filtro e densità sulla mediana. La nota positiva giunge da Roma e Juve: entrambe non hanno vinto le rispettive gare e questa ferita palermitana è prontamente rimarginata. Lo stop in campionato tuttavia non deve minare le certezze acquisite dal gruppo negli ultimi due mesi: la strisce vincente deve riprendere già contro il Trabzonspor in Europe League questo giovedì.

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