parigi scontriUna capitale ancora scossa dagli attentati del 13 novembre ha accolto la Conferenza mondiale dell’Onu sul Clima. E così, mentre si apriva l’assise proprio con un minuto di silenzio per ricordare le vittime degli assalti, a Piazza della Repubblica, alcuni attivisti si sono riuniti per esprimere il divieto di manifestare, deciso proprio in ragione dello stato di emergenza in vigore. Episodi che lo stesso presidente della Repubblica francese, Francoise Hollande, lasciando i lavori del vertice Ue-Turchia, ha definito “vergognosi” deprecando il fatto che la “la protesta sia avvenuta proprio dove c’erano candele, fiori e altri ricordi” in memoria delle vittime degli attentati.
Tensione, lancio di oggetti, cariche della polizia con lacrimogeni e oltre duecento persone fermate: è questo il bilancio della  marcia di protesta, vietata per motivi di sicurezza ma svoltasi ugualmente, in occasione dell’apertura di COP21, la conferenza sul clima che si tiene a sole due settimane dalle stragi del Bataclan e dei ristoranti del centro parigino. Proprio la piazza che ricorda le vittime è diventata lo scenario di disordini dovuti ad alcune frange di anarchici e anti-capitalisti, che hanno usato anche le candele e i vasi lasciati in omaggio ai morti delle stragi per colpire le forze dell’ordine.  In tutto sono stati 298 i fermi della polizia parigina. 

intanto il presidente Obama si dichiara fiducioso sui risultati che potrebbero arrivare dal summit; infatti, prima di partire da Washington ha scritto sulla sua pagina Facebook: “Sono ottimista su ciò che potremo raggiungere, perché ho già visto l’America fare incredibili progressi negli scorsi sette anni”, aggiungendo che “il summit è anche una occasione per essere solidali con il nostro più antico alleato, solo due settimane dopo i barbarici attacchi laggiù, e di riaffermare il nostro impegno per proteggere il nostro popolo e il nostro stile di vita dalle minacce terroristiche”.
Non sarà comunque facile raggiungere un accordo ma in gioco c’è il futuro del pianeta, con la necessità di siglare un nuovo accordo globale sulla lotta ai cambiamenti climatici che rischiano di cambiare il volto della Terra, rendere invivibili ampie zone del pianeta, distruggere interi ecosistemi.

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