diritti civiliFa notizia l’ennesima reprimenda proveniente da Strasburgo nei confronti dell’Italia, appena qualche mese dopo la sentenza Cestaro che aveva sanzionato il nostro Paese per non aver punito i responsabili delle torture portate avanti a Genova nel 2001 in occasione del G8.
Stavolta la condanna arriva per la mancata predisposizione di strumenti per tutelare le coppie omosessuali, come avvenuto in tutt’Europa nel corso degli ultimi 20 anni. Un intervento che si riteneva, un tempo, reso difficile dalla presenza massiccia di cattolici nella terra di Pietro; ma che questo possa essere fattore determinante nelle dinamiche scelte di un Paese sui diritti civili è stato smentito, nei fatti, dal recente referendum irlandese, che ha introdotto i matrimoni per tutti in un Paese per certi versi ancora più condizionato dalla morale cattolica.
Cos’è allora che “blocca” lo sviluppo di una moderna legislazione sui diritti civili? Cos’è che spinge Renzi ad annunciare per ben cinque volte in cinque occasioni diverse nel corso degli ultimi due anni, la realizzazione di una legge sulle coppie di fatto che non arriva mai?
C’è una caratteristica comune a tutti questi temi su cui la Corte di Strasburgo ha posto la propria attenzione (in passato, abbiamo infatti subito una censura anche su fecondazione eterologa, diritti del detenuto e – come detto – tortura): l’assenza di interessi economici rilevanti alle spalle di chi sostiene queste battaglie. Sono tutti temi, infatti, a cui le fondazioni, i gruppi di potere e le corporazioni varie presenti sul nostro territorio non prestano  cura particolare: il che li rende il terreno perfetto per scontri all’arma bianca tra compagini politiche che, di tanto in tanto, devono giustificare la propria reciproca diversità. Capita così che un Alfano (ed un Ncd), per il resto completamente “sdraiati” sul governo e sul Pd, alzino barricate sulle coppie di fatto ogniqualvolta se ne comincia a parlare con insistenza (come fece, d’altronde, Clemente Mastella nel governo Prodi con la proposta di Dico formulata dalla cattolicissima Bindi).
Avere questi argomenti “in ballo” e non regolati fa obiettivamente comodo: permette periodiche litigate mediatiche da cui tutti hanno da guadagnare senza disturbare i mondi della finanza e dell’economia, facendo ciascuno bella figura col proprio elettorato, nel perpetuo status quo in cui siamo proiettati da oramai più di vent’anni.
Inutile dire che i danneggiati da quest’inerzia sono le categorie ai margini della società, i tossicodipendenti torturati, gli extracomunitari ridotti in condizioni inumane nelle nostre fatiscenti caserme, i gay cui viene negato ogni diritto di amare. Tutti soggetti che, non essendo portatori di interessi economici considerevoli, costituiscono il perfetto concime per il tritacarne mediatico in cui Salvini, Renzi e Giovanardi specchiano quotidianamente il loro potere.

Nb.: Ciò non vuol dire che Renzi non possa, effettivamente, far approvare la legge sulle coppie di fatto entro la legislatura; ci sentiamo, però, di prevedere che questo avverrà (se avverrà) solo in caso di una pesante flessione nella fiducia verso il governo: in tal caso, un intervento su un tema così bistrattato potrebbe fungere da nuova linfa e permettere al primo ministro di presentarsi al proprio elettorato con lo scalpo di Giovanardi. In alternativa, il tutto slitterà ancora e ancora, checché ne dica Strasburgo.

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