Napoli-Frosinone, minuto 71. Il San Paolo è un muro di pioggia e Gonzalo Higuain con una girata volante da antologia sigla il suo gol numero 36 in campionato. Nessuno mai aveva segnato così tanto in Serie A in una sola stagione, persino quel Gunnar Nordahl che nella stagione 49-50 si fermò a 35 marcature. A quei tempi, quando i portieri paravano ancora senza guantoni e i concetti di atletismo o tatticismo erano ancora sconosciuti, il centravanti svedese del Milan raggiunse il suo score nell’arco di 37 partite disputate, due in meno di quelle che sono occorse al Pipita per sottrargli lo scettro di bomber più prolifico di sempre in Serie A alla fine di un campionato concettualmente, fisicamente, tatticamente trasfigurato rispetto a quello di 66 anni fa (che fu vinto comunque dalla Juventus di Boniperti, ndr). Già questo basterebbe a dirla lunga, ma la storia è nient’altro che un istante irripetibile nel tempo e nello spazio, e anche l’impresa del Pipita non si sottrae a questo concetto. Tuttavia, a ridurre tutto al miglioramento di una statistica si farebbe sacrilegio, visto che questo è un aspetto sostanziale ma paradossalmente, al tempo stesso, marginale di tutta la vicenda. Viene da chiedersi infatti il perché questo fosse il record più atteso da tutti – addetti ai lavori e non, e stupisce il motivo degli ampi festeggiamenti al San Paolo nel post gara, per un risultato strettamente individuale, da parte dei tifosi accorsi e della squadra. Ebbene, il motivo è che questo doveva (proprio così, doveva!) essere il giusto epilogo per un campione capace da solo di far tremare le consolidate gerarchie del nostro campionato, regalando bellezza  ad ogni giocata ed incantando ad ogni tocco di palla. Sarebbe stato ingiusto soprattutto alla luce di una squalifica lunga tre turni,  quei maledetti e  interminabili 270’ di passione che per fortuna non ci hanno privato di un bellissimo momento di Sport. Ma non è tutto, perché superare Nordahl doveva essere il giusto riconoscimento anche per una squadra, il Napoli, che in estate era ripartita da un allenatore “attempato” proveniente dalla provincia,  da tanta gavetta e alla sua prima esperienza in una big per ritrovarsi a giocare un calcio strabiliante, il più bello degli ultimi 10-15 anni in Italia. Napoli ed Higuain sono pertanto assurti a simbolo di un calcio che dalle nostre parti si stava dimenticando, dove il singolo è funzionale alla squadra e viceversa, ma anche bello da vedere nonché lontano anni luce da quell’aura catenacciara che forse, nonostante tutto, noi italiani ci porteremo nella tomba. Messi in soffitta gli egoismi dell’era Benitez, il Napoli ha saputo rinnovarsi rifacendosi al credo del nuovo tecnico, innovatore della tradizione calcistica nostrana nel solco della mentalità europea del calcio totale a vocazione offensiva. È bastato questo ad accendere nell’immaginario collettivo la speranza che il talento, il merito, il lavoro, i sacrifici avrebbero potuto finalmente rendere inefficaci strani e malcelati gli intrighi di Palazzo, o quanto meno trovare riscontro in un Paese che ha da tempo dimenticato il loro significato sociale e valoriale. Ecco perché il sogno della coppia Higuain-Sarri è diventato subito il sogno dei più, un fantastico ponte tra generazioni di tifosi ed appassionati, un’occasione di cancellare le differenze imposte dai colori sociali di appartenenza…  Tornando a sabato sera, la festa del San Paolo ai propri beniamini è stata uno spettacolo per gli occhi, una gioia per il cuore, e siamo certi di esserci attirati l’invidia un po’ di tutta l’Italia pallonara,  impossibilitata a   godersi tanta bellezza in prima persona. Per questo un giorno ringrazieremo il Napoli di Sarri ed Higuain, per averci fatto disperare, urlare, emozionare ma anche scoprire l’umanità e la bellezza nel calcio, per aver reso il Napoli punto di riferimento in campo e nelle statistiche, ma soprattutto per aver permesso a noi semplici spettatori di vedere e partecipare da protagonisti alle gesta di una squadra che ha riscritto la Storia del calcio italiano. Quando si dice che i trofei non sono tutto…

 

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