amore

amoreQuesta non è la solita lettera, perché è una lettera vuota.

Si, una lettera senza qualcosa, senza nulla d’importante.

In questa lettera non ci troverai alcunché, né tuo fratello, né tua sorella, né i tuoi genitori o gli amici più fidati.

Non troverai, in questa lettera, nemmeno i tuoi parenti, la tua cara nonna rimasta in vita o le urla di mamma intente a svegliarti di buon mattino.

Né una manciata di soldi, né i colori della natura – a volte selvaggia ma sempre imparziale, né tanto meno quelli della vita, della tua vita ovviamente, sempre così tinta di umori lievi, slanci di meraviglia e qualche rammarico magari di troppo.

Questa, sorella mia, è una lettera sull’assenza.

Ora ti chiederai perché scrivere su qualcosa che per sua stessa natura non può esistere?

E invece esiste mia cara, esiste eccome, è sempre esistito ed esisterà fino alla fine.

Esiste più della vita degli altri, più di una TV e dei suoi programmi inutili e volgari, più delle tue scarpette preferite, del tuo pigiamino che metti con cura prima di coricarti a letto, della tua bevanda o del tuo piatto, più degli occhi di tuo padre o di tua madre, più dell’amore del tuo amato – che si trovi a Bari o in altri angoli sperduti del mondo, più di me e più di tua sorella.

Non saranno le idee a scalfirlo, ne le aspettative sul nostro futuro – assieme o da soli, nessuno potrà dirlo o confermarlo.

Esiste più dei nostri errori o delle nostre dimenticanze, dei nostri abituali cliché o delle continue mancanze – sulle quali tuo fratello spesso incespica e cade, di continui rinvii o paure, ansie o luoghi comuni, tradimenti o falsi idealismi.

Esiste più della coscienza e dei suoi vuoti, più degli attori e degli intellettuali in voga, di ogni forma d’ingiustizia o segregazione razziale, discriminazione o discernimento della ragione, più dei vecchi bavosi e petulanti e del loro disprezzo sulle generazioni successive, più dell’arroganza e presunzione di moltissimi giovani che ostentano con fierezza la loro gioventù, oltre alla loro ostentata sicurezza su una ragguardevole invincibilità da renderli irrimediabilmente patetici.

Questa cosa esiste più di un reality show o di una velina, delle canzonette del periodo o dei telegiornali a cena, delle menzogne che blaterano di continuo in TV sulla musica, sulle donne e sul lavoro, degli isterismi di tua madre o dell’orgoglio a volte eccessivo di tuo padre, più di ogni pianto o carezza, più delle tue probabili vittorie o delle tue rare sconfitte – perché anche quelle occorrono, più dello studio o di una bocciatura, di un debito a scuola o di un’arrogante insegnate.

Questa cosa vale più di ogni tua amicizia, anche la più cara. Più della tua famiglia o di quella che ti farai. Più dell’Amore. Più di ogni stella, più di ogni pianeta, galassia o dell’universo intero.

Questa cosa sei tu.

Ma senza gli amici, la famiglia o l’Amore su questo mondo non siamo niente. E l’universo? Anche quest’ultimo serve, ma solo per renderci ancora più grandi, ancora più infinitamente necessari agli altri, perché senza gli altri non siamo niente. L’universo è l’eco della nostra coscienza. Nella cosmogonia del nostro spirito, se alzi gli occhi vedrai innumerevoli stelle che splendono nel cielo: quasi tutti sono quelle persone che compariranno, le più luminose sono invece le persone più importanti. Tutto il resto, quell’infinito vuoto di pace, sei tu.  

Ti occorrerà ogni giorno l’Amore degli uomini del mondo, dei nostri padri e dei padri dei nostri padri, delle mamme, della Madre e del Padre, della sorella e dell’amica, dei contadini e dei muratori, dei falegnami e dei calzolai, degli extracomunitari e di ogni straniero, degli zingari e dei tassisti, di tutti gli operai del mondo e di tutte le casalinghe del mondo, di chi rischia la vita ogni giorno a lavoro, di tutti i precari e i senza tetto del globo, ed anche l’amore dei bambini. Non siamo niente senza l’aiuto degli altri e gli altri non sono niente senza il tuo aiuto. Gli affetti sono proprio come delle volte celesti, hanno bisogno di stelle perché possa l’intensità del loro splendore resistere.

Poi un giorno saprai che tutto questo appartiene a una tribuna che parla con la tua voce. Ognuno sarà un attore che non riconoscerà l’inconcepibile, cioè un universo di voci dove l’errore non esiste.

Questo piccolo e grandioso universo è la tua vita, ed in questa fornace ardente ciò che siamo e saremo sono zampilli di carboni ardenti destinati a scomparire.

I compleanni verranno dimenticati, come tutti gli altri. Vivi dignitosamente questo dono che ti hanno concesso senza il tuo permesso, e sempre a testa alta.

Con una voglia matta di essere più di un fratello, il tuo Giuseppe.

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Giovanni Tuberosa è il Direttore Responsabile di Social, ingegnere elettronico, Consigliere Comunale e maker nell’animo. Gestisce il Fablab Olivetti di Succivo, un progetto sperimentale auto sostenibile per rilanciare la cultura, il lavoro e le eccellenze del Made in Italy, soprattutto intellettuali. Si definisce un lavoratore, un innovatore e crede fortemente nella filosofia olivettiana del lavoro e della società.

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