1450257995 820012 1450353648 album normalPablo Iglesias ha letto Berlinguer, di recente. Da quel momento, sembra che al Pantheon di numi ispiratori del leader di Podemos (che già comprendeva Žižek, Gramsci e Marx) si sia aggiunto in pianta stabile il segretario più amato del Partito Comunista italiano. Non è un caso, infatti, se Iglesias continua a ripetere che la Spagna ha bisogno di un “compromesso storico”: le parole, per personalità come Iglesias, non sono mai casuali ed il riferimento diretto, chiaro ed esplicito ad una precisa stagione politica italiana serve a indicare con precisione la traiettoria politica futura di Podemos.

Non un semplice partito anti-casta, dunque, ma una forza “di lotta e di governo”, che non nega la possibilità di un compromesso (a differenza del Movimento 5 Stelle), ispirandosi alle esperienze più alte, in tal senso, piuttosto che alle recenti “grandi coalizioni”; una forza che, allo stesso tempo, sa bene quali sono i confini da non valicare per evitare di snaturare la propria natura e perdere la “purezza”: nessun accordo con il Ppe; un nuovo governo che si ponga precisi obiettivi di giustizia sociale (deroga al patto di stabilità, inserimento del divieto di sfratto in Costituzione, sostegno alle fasce sociali più colpite dalla crisi), su punti non negoziabili. Per ottenere questi risultati, i dirigenti di Podemos sono disposti a lasciare a Pedro Sanchez (segretario del PSOE) la guida dell’esecutivo; il loro obiettivo (dichiarato, per giunta), è la realizzazione di politiche antiausterity, con tutte le forze che vogliano unirsi.

Per parte sua, Sanchez ha già dichiarato che non sosterrà alcun governo a guida Rajoy (nonostante le pressioni interne ed internazionali in tal senso); l’orientamento sembra essere quello di seguire le orme del Portogallo, dove i socialisti hanno formato un governo di coalizione con comunisti e “Bloco de Ezquierda”, una formazione ispirata alle stesse battaglie di Podemos. È una situazione per molti versi più complicata (i numeri non sono netti e l’alleanza PSOE-Podemos non avrebbe la maggioranza assoluta al Congreso, dovendo ricorrere all’appoggio di tutte le forze autonomiste o a comporre un governo di minoranza; più difficile l’alleanza con Ciudadanos). Una prospettiva che, se realizzata, farà dispiacere e non poco chi, a Bruxelles e a Francoforte, vede di cattivo occhio il fiorire di forze anti-austerity nei Paesi ex-Piigs (tra i quali, solo l’Italia resterebbe fedele ai dogmi del pareggio di bilancio).

Nel nostro Paese, d’altronde, lo storytelling dell’affermazione elettorale di Podemos è stata interamente volta a presentarla come forza non dissimile dal Movimento 5 Stelle o (addirittura) dal Front National di Marine Le Pen; scambiando, così, l’origine sociale comune di questi movimenti (la crisi e le risposte radicali che essa richiede per gran parte dell’elettorato che ne è penalizzato) con le soluzioni – totalmente differenti – che ciascuna di queste compagini presenta. Per il resto, è stato tutto un fiorire di elogi all’Italicum, con il quale non sarebbe possibile uno stallo “alla spagnola”; curioso che questo elogio del sistema maggioritario avvenga proprio mentre in Spagna, nonostante lo stallo, si ponga la questione di andare verso un sistema più proporzionale. Difficile non dire qualcosa di negativo sulle puerili reazioni del governo al risultato elettorale spagnolo, insomma, ma è Natale ed il lettore ci perdonerà il velo pietoso che vi stenderemo.

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