“Il ponte delle spie” spiega perché Salah merita un avvocato

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Ciò che è successo il 22 Marzo ci ha storditi un po’ tutti. Eravamo ancora provati per la strage di Parigi e la ripetizione di certi avvenimenti non fa altro che terrorizzare le persone, rendendole incapaci di riflettere secondo logica e anche piuttosto disponibili ad idee che avrebbero deriso in altre circostanze. E così le persone incanalano tutto l’odio accumulato in questi giorni verso Salah Abdeslam, uno dei terroristi coinvolti negli attentati di Parigi del 23 Novembre 2015 arrestato qualche giorno fa, e l’avvocato che lo difende, Sven Mary. L’avvocato è stato infatti aggredito con il pretesto di difendere un terrorista, pretesto che al sottoscritto non suona affatto nuovo.

Non a caso, ho scelto proprio questo momento per parlarvi de “Il ponte delle spie” perché vi sia di lezione. Il film, girato nel 2015 da Steven Spielberg, narra delle vicende realmente accadute all’avvocato James Donovan, interpretato da Tom Hanks, durante la Guerra Fredda. L’avvocato fu assegnato dallo Stato ad un uomo accusato di essere una spia sovietica, tale Rudolf Abel, interpretato da Mark Rylance, vincitore del Premio Oscar come miglior attore non protagonista proprio per questo ruolo. Lo Stato avrebbe potuto condannare direttamente la spia a morte, invece, per non fomentare gli animi già tesi tra Stati Uniti e Unione Sovietica e come dimostrazione di civiltà gli hanno concesso un normale processo, affidandogli anche uno dei migliori avvocati sulla piazza. Tutto questo doveva in realtà essere una farsa, ma il nostro protagonista non è voluto venir meno al suo ruolo e ha difeso strenuamente un nemico del suo paese e, come conseguenza, si è visto minacciato, offeso, aggredito. Come potete vedere, colpe e fazioni a parte, questa storia non ha niente di diverso a quello che sta succedendo oggi in Europa, però, c’è ancora un ultimo dettaglio da aggiungere: l’avvocato James Donovan aveva ragione. Poco dopo una spia americana fu catturata dai sovietici e la sopravvivenza di Rudolf Abel permise uno scambio, mediato dallo stesso James Donovan.

È chiaro che la situazione non sia la stessa, ma ciò non toglie che Salah al momento è al corrente di informazioni che potrebbero esserci molto utili contro l’estinzione di questo male e anche solo studiare questo fenomeno dal vivo, piuttosto che tirare le solite teorie nella speranza di azzeccarci, sarebbe un passo avanti. Non sarà di certo facile convincere Salah, ma non sarebbe male se ci dicesse cosa lo ha portato a causare la morte di decine di persone, al di là delle informazioni che potrebbe darci sui suoi mandanti, perché di fatto questa è una piaga sociale che sta affliggendo l’Europa ed è interna ad essa (la maggior parte degli attentatori erano cittadini europei) e quindi va risolta all’interno delle nostre mura, oltre che in quelle nemiche.

Inoltre, sarebbe da ipocriti non permettere a chiunque di difendersi, anche solo per semplice procedura. Assalire un avvocato solo perché sta compiendo il suo lavoro è deplorevole. Tutti gli avvocati, a discapito di come la satira li dipinge, posseggono una coscienza e così anche James Donovan e Sven Mary e chissà che un giorno il lavoro di quest’ultimo non ci sia utile come lo è stato quello del primo!

Il punto è che non possiamo andare contro la nostra civiltà solo per punire chi vuole la distruzione di essa. Faremmo il loro gioco. Noi non siamo terroristi, noi siamo civili. Ricordatevelo.

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