1portal 2 wallpaper hd 1080 by tpbarratt d57l3tnVi ricordate Narbacular Drop? È un vecchio gioco per PC uscito ben 10 anni fa. Questo gioco consisteva nel passare dei livelli sempre più difficili usando dei portali che potevano trasportarvi tra le aree del gioco. Gli sviluppatori di Narbacular Drop stavano, al tempo, creando il gioco sotto l’occhio vigile di Valve che, una volta visto il concept originale e il gioco tecnicamente eccelso, li ha presi sotto la sua ala. In questo modo quei giovani sviluppatori potevano creare il gioco che volevano senza freni. Mamma Valve li proteggeva.

Ovviamente Portal fu un successo. Inizialmente il gioco è stato messo come riempitivo nella raccolta chiamata “The Orange Box”, ma Valve si rese subito conto che il gioco aveva potenziale per diventare un successo straordinario. Fu così che cominciarono i lavori per farne un seguito, questa volta da vendere come gioco a sé stante.

Potevano gli sviluppatori fare un seguito che fosse all’altezza del gioco precedente, con personaggi carismatici e divertenti? Questo, sempre mantenendo il gameplay e le finezze tecniche portate dal primo Portal? Certo che si!

Più grande è, meglio è
I ragazzi di Valve sono partiti nel costruire un seguito capace innanzitutto di superare il principale limite del primo Portal, ovvero una durata molto limitata, che consentiva anche agli utenti meno capaci, di giungere agli splendidi titoli di coda in poche ore. All’interno dell’Orange Box si trovava il sempreverde Half Life 2 con episodi annessi, e l’infinito Team Fortress 2, per cui la scarsa lunghezza del titolo stonava parecchio con i restanti titoli, ma si trattava di un gioco inserito come riempitivo. Adesso invece i ragazzi avevano la possibilità di superarsi e creare un gioco che avrebbe tenuto attaccati allo schermo tutti i tipi di giocatori, con un titolo divertente e che mai annoia. Le due esperienze sono oltretutto complementari e raccontano rispettivamente la storia di Chell, alle prese nuovamente con GLaDOS ed i suoi folli esperimenti, e quella di Atlas e P-Body, un duo di simpatici robot usati come cavie da test dalla Aperture Science.

Di nuovo qui

Il gioco inizia con la protagonista che si sveglia all’interno di una piccola stanza. Subito una voce ci chiederà di compiere le azioni più elementari, come il guardarsi intorno. Queste azioni sono atte a portare la serenità e la calma nella nostra mente prima di andare a dormire, però il nostro sonno dura molto più del previsto, infatti lo scenario cambia improvvisamente e veniamo svegliati da dei frastuoni terrificanti. Faremo conoscenza del simpatico robot Wheatley, che ci condurrà in salvo tramite delle rotaie con le quali farà muovere la nostra piccola stanza. Ed è proprio qui che scopriamo che siamo solo una piccola cavia da test della Aperture Scienza, e che vicino alla nostra stanza sono ammassate migliaia di altre stanze, tutte disabitate. Le persone all’interno sono tutte inspiegabilmente scomparse. I dialoghi ci informeranno che la Aperture Science è ormai in rovina e Chell è l’unica rimasta all’interno della struttura.

Alla fine del viaggio dovremo recuperare lo spara portali, che ci aiuterà tantissimo nella soluzione degli enigmi. Rispetto al predecessore, il gioco appare molto più cupo: nel primo titolo le camere erano tutte pulite e bene in ordine, adesso invece sono distrutte e lasciate a morire in balia del tempo.

Per chi non avesse mai sentito parlare di Portal o del suo seguito, sappia che quello sviluppato da Valve potrebbe essere considerato un puzzle game in prima persona. Il layout ed i comandi saranno infatti i medesimi di un normale sparatutto in prima persona con l’aggiunta però della possibilità di aprire due tipologie di portali differenti, che useremo per trovare l’uscita di ogni livello. La peculiarità di questi portali è infatti quella di essere intercomunicanti, vale a dire che entrando in uno si uscirà direttamente dall’altro, ovunque questo sia posizionato. Questo dà vita a tutta una sorta di evoluzioni che saranno la chiave per risolvere rompicapo più o meno complessi e spettacolari per il conseguimento dell’obiettivo. Tutto facile, direte. Invece no: non potremmo sparare i portali su tutte le superfici, e anzi spesso ci ritroveremo bloccati, ma con un po’ di intuito la soluzione si trova dietro l’angolo. I controlli sono molto semplici da imparare. Le meccaniche di gioco saranno più o meno le stesse, fino ad una parte del gioco, dove verranno introdotti dei gel di colore diverso, che daranno  una mano al giocatore per trovare un’uscita: ci sarà un gel Arancione, che farà andare il giocatore ad altissima velocità, uno blu che darà al giocatore l’opportunità di saltare ad altezze altrimenti impossibili, ed infine un gel bianco, che permetterà al giocatore di inserire portali dove la vernice è situata. I livelli messi insieme dalla Valve sono molto ingegnosi (quanto sono geniali!) e l’utilizzo dei gel sarà fondamentale, cosi come l’utilizzo dei portali.

Nonostante questo piccolo appunto, il tutto funziona egregiamente, anche grazie ad una rosa di personaggi in grado di supportare una storia sufficientemente complessa ed intrigante, ricca di spunti irriverenti e di citazioni alle precedenti produzioni Valve. Non potremo far altro che chiederci come, per l’ennesima volta, i ragazzi di Bellevue siano riusciti a costruire personaggi molto più intriganti di tanti altri, nonostante il surplus di parole o cut scene che questi ultimi hanno a disposizione.

Due sono meglio di uno

Il punto più alto dell’esperienza di Portal è senza dubbio la campagna a due giocatori, una serie di livelli in cui impersoneremo Atlas e P-Body, due esperimenti della Aperture, creati con lo scopo di far cooperare i due giocatori. Entrambi sono muniti di pistola a due portali e ogni portale funzionerà in un modo indipendente. Questo vuol dire che entrando nel portale di Atlas uscirete necessariamente dal secondo portale dello stesso, meccanismo che spingerà i giocatori a collaborare tra di loro, dato che senza un buon coordinamento sarà impossibile sperare di raggiungere i livelli più avanzati. Questo perché i programmatori giocheranno con voi, vi stuzzicheranno con tutto quello che vi hanno “inculcato” fino a quel momento, per poi sorprendervi con un utilizzo alternativo della stessa combinazione. Tutto ciò sfruttando progressivamente tutti gli strumenti messi a vostra disposizione nel singolo giocatore, amplificati dal fatto che questa volta sarete in due a poter utilizzare gli stessi oggetti, a poter collaborare passandovi un cubo, o semplicemente a premere un interruttore mentre il vostro compagno sarà bloccato trenta metri più in basso. Avere due coppie di portali aumenterà notevolmente anche la spettacolarità dell’azione: si potranno infatti creare incredibili loop a quattro portali che sfrutteranno la vernice arancione per acquisire velocità e quella blu per fare balzi incredibili; superare una griglia cadendo da un raggio traente all’altro, sparati da quattro portali contemporaneamente per poi balzare oltre un baratro apparentemente impossibile da superare; o infine coordinarsi col compare per far apparire un cubo esattamente nel momento in cui voi starete compiendo il salto più alto di un circuito fatto di catapulte, dal quale non potrete scendere.

Questione di gusti
Dal punto di vista tecnico la vera rivoluzione apportata da Portal 2 è l’introduzione di Steamworks su Playstation 3. Questa azione legherà indissolubilmente il proprio account PSN a quello Steam, permettendo a tutti gli acquirenti di questa versione di sbloccare il gioco anche su PC e Mac. Un ulteriore feature è quella di rendere il titolo cross-platform: gli utenti console e computer potranno giocare tranquillamente insieme grazie alla possibilità di aggiornare entrambe le versioni in contemporanea e all’ottimo adattamento dei controlli con il pad, in grado di colmare il l’eventuale gap di precisione tra le due piattaforme.

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Giovanni Tuberosa è il Direttore Responsabile di Social, ingegnere elettronico, Consigliere Comunale e maker nell’animo. Gestisce il Fablab Olivetti di Succivo, un progetto sperimentale auto sostenibile per rilanciare la cultura, il lavoro e le eccellenze del Made in Italy, soprattutto intellettuali. Si definisce un lavoratore, un innovatore e crede fortemente nella filosofia olivettiana del lavoro e della società.

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