IMG 20150424 WA0004Presso il centro giovanile “Sandro Pertini” di Secondigliano, venerdì 23 aprile, è stato presentato il romanzo di Francesco Spiedo “Bukowski non è morto”.

L’evento, organizzato da “Larsec- Laboratorio di Riscossa Secondiglianese”, una bella e giovane realtà che si occupa di promozione culturale e sociale nell’area nord di Napoli, e che ha visto anche la collaborazione di “L’Agorà Partenopea”, si è aperto con un vibrante dibattito sul crowdfunding e l’attuale stato dell’editoria italiana.

Relatore e moderatore della discussione è Francesco Amoruso, cantautore e blogger. Alla sua sinistra, benché preferisse “stare tra il pubblico”, Vincenzo Strino, presidente del Larsec.

Il crowdfunding è  una modalità di finanziamento collettivo dal basso molto diffusa all’estero. É però l’Italia a vantare la prima piattaforma di crowdfunding interamente dedicata alla letteratura: Bookabook.

Ed è proprio a questa che Francesco Spiedo, giovanissimo scrittore partenopeo, si è rivolto per  raccogliere fondi per il suo secondo romanzo, “Bukowski non è morto”.  “Non voglio pubblicare tante copie se poi non c’è chi le legge” ha spiegato Spiedo a chi gli chiedeva il perché di questa scelta “Il crowdfunding è uno scouting letterario che garantisce un bacino di lettori”. Ma- precisa- non sostituisce l’editoria classica: il 25% della somma raggiunta col finanziamento degli utenti, infatti, va a due agenti che hanno il compito di piazzare il libro con una casa editrice.  Ciò che, però, ha di straordinario il crowdfunding è l’abbattimento della barriera che separa chi legge da chi scrive: “è una possibilità nuova che fa partecipare il lettore in prima persona e lo trasforma anche in un critico”.     

Dopo il dibattito si è passati alla presentazione del libro, un viaggio nella vita privata di Bukowski, fra realtà e pura finzione letteraria. Ispirandosi al complottismo made in USA, Spiedo immagina che lo scrittore di “Pulp” non sia davvero morto e che abbia continuato a vivere sotto le spoglie del suo alter ego letterario, Chinaski.

L’idea principale alla base del romanzo è quella di far conoscere ai lettori il Bukowski privato, tanto diverso dal personaggio interpretato in pubblico. “Mi sono affezionato all’uomo” ha spiegato Spiedo, raccontando il suo rapporto col controverso autore americano. “Ho letto Bukowski quando non era ancora mainstream, per poi allontanarmene quando è diventato di moda. Ma l’amore è amore e mi ci sono di nuovo avvicinato (…) anche grazie al documentario ‘Born to be Bukowski’, scoprendo un B. più persona che personaggio: era molto più spaventato che buffone”.   

A riprova di quanto ancora oggi Charles Bukowski faccia parlare di sé e stimoli riflessioni e discussioni, in chiusura è partito un piccolo dibattito su quanto sia difficile, in un paese come l’Italia, raccontare la realtà attraverso una terminologia ‘scomoda’, come quella  dello scrittore statunitense.

Fulminante la risposta di Strino: “Sono cresciuto con Bukoswki e Lanzetta e non me ne è mai fottuto il cazzo di niente e di nessuno (…) Vedo le cose come loro, attraverso il vero. (…) La volgarità può essere uno scudo per far passare messaggi più pesanti. Serve ancora, anche nel 2015”.   

Aggiunge, poi, Spiedo: “L’attenzione delle persone si accende solo quando il linguaggio si colora. Si devono scardinare i preconcetti della gente, quindi il linguaggio forte serve. Ma, attenzione, non  una volgarità fine a se stessa, priva di contenuto”.

Alla fine del pomeriggio, tutti in posa per una foto col cartello “Bukowski non è morto”, con cui Francesco Spiedo andava in giro per raccogliere fondi per il romanzo. Un pezzo di cartone che è l’emblema di chi crede nelle proprie idee e si batte con tutti i mezzi a propria disposizione per realizzarle, in un mondo che per i giovani pare un percorso ad ostacoli. Un cartello che interpreta lo spirito che anima anche le organizzazioni che hanno premesso un bell’incontro come quello di venerdì scorso e che spinge ad unirsi all’invocazione di Spiedo: “Non mollate, alzate la testa!”.

 

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