A margine dell’evento organizzato da A.N.A.M.S – “Accademia Nazionale Arte Musica Spettacolo” (qui il racconto della serata), abbiamo intervistato l’ingegnere Vincenzo Di Lauro. Vincenzo nasce a Nola, il 21/03/1978, ove frequenta tutte le scuole dell’obbligo e entra a contatto con la comunità cattolica della diocesi nolana, frequentandola per circa un decennio. Dopo il diploma di maturità classica, frequenta con successo l’Università Federico II di Napoli laureandosi in Ingegneria Elettronica nel 2004. Ad oggi, sposato e con una bellissima bimba di nome Sofia, lavora presso Alenia Aermacchi – Finmeccanica nel ruolo di Quality Engineer.

Come è nata la sua passione per l’astrofisica?

È nata un po’ per caso, come tutte le grandi e travolgenti storie d’amore: ero in treno, di ritorno da Bologna, e durante il viaggio mi sono imbattuto in un libro di Paul Davies, “L’universo che fugge”. Trasportato in un mondo a dir poco affascinante, decisi di iscrivermi nuovamente all’università per dare un seguito alle mie letture: così, attualmente, sto conseguendo la laurea in astrofisica e scienze dello spazio presso l’Università degli Studi Federico II di Napoli.

Non può essere stato però solo un incontro fortuito…

Infatti, non lo è stato. Gran merito devo riconoscerlo infatti alla mia curiosità, che mi ha sempre spinto ad indagare su cosa ci sia dietro specifici accadimenti o fenomeni naturali fino ad interrogarmi sulle origini, sui perché della stessa vita umana su questa terra. Ma anche la passione per la Fisica ha recitato la sua parte: essa ha sempre rappresentato qualcosa di “materiale” a cui aggrapparsi, a differenza dell’atto di fede di stampo religioso, a cui si chiede di credere senza se e senza ma. 

Ecco che si ripropone il solito dimidio tra scienza e religione. Lei dove si schiera?

Non si pensi che io sia ateo o agnostico. Io sono religioso, ma non sempre posso “credere senza vedere”. Al contrario, sono stato invece abituato al motto “vedere per credere”, stimolato prima al liceo dallo studio del pensiero critico dei grandi filosofi occidentali e poi dal mio percorso accademico in ambito scientifico, per non parlare del ruolo di tecnologo che rivesto attualmente per l’azienda per cui lavoro. È per questo che l’atto di fede, secondo me, richiede uno sforzo immenso. Uno sforzo addirittura insostenibile per ogni mente indagatrice.

Dalle sue parole pare che ci sia una connessione tra religione, scienza, filosofia e cosmologia…

Sì, c’è. Ed è l’uomo con la sua coscienza. Dinanzi ad un uomo cosciente di se stesso sta infatti l’universo, che in esso si specchia acquisendo a sua volta consapevolezza della propria natura: il secondo, altro non è che l’immagine riflessa del primo. Certo, alcuni aspetti rimangono imperscrutabili (si pensi, ad esempio, a cosa ci sia oltre la linea dell’orizzonte degli eventi) ma questi sono soltanto limiti apparenti: sarebbe sbagliato ignorarli proprio perché impenetrabili, intenderli come qualcosa che ci appartiene “ci estende” invece sino ai confini dello scibile umano; anzi, per certi versi, ci proietta già oltre…

Ma come si può spiegare il paradosso di una conoscenza umana “finita” ed uno spazio che, al contrario, è in continua espansione?

Prima di tutto quello che maggiormente interessa è osservare l’universo nelle primissime fasi di evoluzione: più guardiamo lontano sondando lo spazio profondo, più guardiamo indietro nel tempo…e questo ci consente di estendere il nostro campo di indagine, di elaborare nuove teorie e brevettare tecnologie sempre più avanzate. Finché c’è luce, c’è speranza…

In che senso?

Nel senso che è grazie alla luce che attualmente possiamo stimare le nostre velleità di conoscenza. “L’universo osservabile” è formato da tutte le regioni da cui la luce ritorna a noi, in modo da renderle appunto osservabili e conoscibili. In futuro non è detto che zone da cui la luce “non ci è ancora arrivata” rimarranno  tali: nuove strutture potrebbero disvelarsi e magari nuovi mondi e non è escluso che alcuni di essi possano essere persino abitabili. Ma questo non lo dico di certo io: Giordano Bruno mi ha anticipato già di qualche secolo…

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