Tutto quello che resta fuori dall’abbraccio Pisapia – Boschi

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Pronti, via: non avevamo nemmeno cominciato ad abituarci all’idea di una coalizione di sinistra (senza “centro”, proprio “sinistra”) che già assistiamo ai primi mugugni e alle prime divisioni al suo interno. Ragione del contendere è l’abbraccio che ha stretto, la scorsa settimana, la ministra Maria Elena Boschi e l’ex sindaco di Milano (e principale esponente di Campo Progressista, a sua volta costola di “Insieme”) Giuliano Pisapia. I due si sono incontrati (a dire degli uffici stampa, casualmente) a margine della “Festa Metropolitana” (ex Festa dell’Unità) di Milano; Pisapia, consapevole probabilmente della portata simbolica di quel che stava facendo, è corso incontro alla ministra, lasciando che i fotografi ne cogliessero l’intimità.

Apriti cielo: gli alleati di Mdp, freschi dell’incontro di Milano dello scorso 1 luglio, hanno subito preso le distanze (“Pisapia disorienta la nostra gente”, ha detto il presidente della Toscana Enrico Rossi), bacchettato l’alleato che “vuole prendersi la golden share”, richiamato al distacco dal Partito Democratico (“troppo plateale” l’abbraccio, secondo Chiara Geloni, portavoce di Bersani). Insomma, se Pisapia voleva scatenare il putiferio, è riuscito pienamente nel suo intento; e ne ha colto immediatamente gli spunti politici, rinunciando a incontrare Roberto Speranza perché emblema di una “politica costruita con la testa rivolta all’indietro”.

La paura di molti di Mdp (diffusa anche tra chi spera in una coalizione ampia di sinistra in Sinistra Italiana, Possibile e Rifondazione) è che Pisapia “flirti” un po’ con tutti fino alla resa dei conti elettorale, scegliendo poi la squadra con cui giocare solo all’ultimo momento. E, dunque, optando innanzitutto per le primarie contro Renzi, laddove possibili e realmente vincibili; e, solo in secondo luogo, prestando il volto a una lista di sinistra con gli stessi Speranza, D’Alema, Bersani e compagnia.

Quel che fa davvero impressione, tuttavia, dell’intervista di Pisapia sul tema (realizzata da Repubblica) è l’insistenza sulle questioni di politica spicciola e l’assoluta assenza di posizioni nette su temi centrali dell’agenda politica “alta”: non una parola sulla disoccupazione giovanile, non una sulle disuguaglianze crescenti, non un’ “a” riguardo il discutibilissimo piano salva banche del governo né sulla questione-migranti. Pisapia rivendica una generica alterità rispetto al Pd e agli stessi alleati di Mdp senza, tuttavia, provare minimamente a riempire di contenuti tale alterità (e nascondendosi dietro la furba retorica del “guardare dietro”/”guardare avanti”).

Anche se implicitamente, dimostra così di aver già deciso da che parte stare: il suo obiettivo non è, evidentemente, quello di conquistare il voto di chi oggi, sfiduciato da un sistema politico e sociale da cui è completamente marginalizzato, da tempo sceglie di astenersi dal voto politico. Il “campo” in cui Pisapia vuole giocare è lo stesso del Pd, se non formalmente almeno di fatto; e comitati, associazioni e sindacati costruiti dal basso rischiano nuovamente di trovarsi senza alcun riferimento politico effettivo, nel prossimo Parlamento. Non sarebbe una novità, ormai; ma non è questo, tuttavia, un motivo per essere meno delusi dall’occasione persa.

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