Quand’è che un’esperienza della nostra vita può dirsi conclusa? Pensiamo ad un amore, un progetto, un’esperienza lavorativa: qual è quella sensazione che permette di dire con certezza: “è finita”? Non ci addentreremo qui nella risposta a questa domanda, ma quel che possiamo intuire senza particolare sforzo è che Giuseppe Civati (detto Pippo) deve aver percepito proprio quel “clic” se la settimatteo renzi pierluigi bersani pippo civati partito democratico 5mana scorsa, dopo un anno e mezzo di vicissitudini, ha scelto quasi improvvisamente di staccare la spina della sua partecipazione al Partito Democratico.

Era dal 23 febbraio dell’anno scorso che quest’adesione risultava in bilico; quel giorno i “civatiani” si organizzarono in assemblea dalle parti di Bologna e scelsero di restare nel partito di Renzi, pur con tutte le difficoltà di votargli una fiducia seguita appena di qualche settimana al famoso #enricostaisereno rivolto a Letta. Da allora, Civati era diventato una delle gag preferite nei commenti sul Partito: Civati va, Civati resta, ogni occasione risultava buona per metterne in evidenza le difficoltà.

Quel che si percepiva all’assemblea di Bologna e che si è sentito lungo tutto il corso di questa scelta è stato il travaglio interiore di un percorso che, in ogni sua possibile deviazione, non avrebbe potuto che produrre sofferenza: restare in un partito che non si sente più come proprio – e soffrirne – o soffrire per l’abbandono ad un’idea di partito che non si è mai potuta realizzare. Questo patimento ha prodotto tentennamenti, corse in avanti e ripensamenti – un passo del gambero che ha favorito i detrattori e sbiadito l’immagine di un possibile leader, uscito peraltro fortissimo dalla competizione per la segreteria del PD.

Cosa attende ora Civati? Bisogna innanzitutto comprendere in che relazione voglia porsi con la “coalizione sociale” di Landini: non è un segreto che i due abbiano pranzato assieme il giorno in cui Pippo ha ufficializzato l’addio al PD. Dalla possibile convergenza dei loro progetti passa, probabilmente, la riunificazione della sinistra a sinistra del PD – oggi quotata tra il 6 ed il 9% da un sondaggio IPSOS.

Sarebbe un errore, però, guardare ai sondaggi senza guardare all’anima di questa “nuova sinistra” – come ha giustamente sottolineato Jacopo Iacoboni in uno dei migliori editoriali di questi giorni. Ogni nuova esperienza non può che partire dalla ricostruzione di un “comune sentire” troppo spesso mancato alle esperienze post-2008. Così, si sono sciolti prima di nascere Sinistra Arcobaleno (federazione che riuniva tutti i partiti a sinistra del PD) e l’Altra Europa, oggi ridotta ad un cumulo di macerie dopo l’abbandono della stessa fondatrice ed europarlamentare Barbara Spinelli.

Civati, dalla Gruber, ha sostenuto di voler ripartire dalle ricette economiche di Obama ed ha parlato bene di quelle della BCE: come abbia intenzione di coniugare queste visioni con il mondo dei sindacati e della sinistra meno europeista è difficile da prevedere; ma è questo il nodo gordiano che deve sciogliere se davvero vuole provare a ricreare anche in Italia l’esperienza felice di Syriza in Grecia e Podemos in Spagna; il tutto, senza scadere in un leaderismo esasperato che, in maniera quasi naturale, fungerebbe da repellente verso molte delle energie della “sinistra di base”. Per evitare di giungere a questo, però, gli basterà osservare il comportamento dell’attuale capo del Governo. E fare esattamente il contrario.

E’ notizia recente che il parlamentare brianzolo avrebbe intenzione di formulare un referendum immediato sulla legge elettorale. Una mossa audace, che andrebbe incontro a numerosi pericoli (insufficienza di firme, boicottaggi, quorum mancati ecc.); ma avrebbe il potenziale merito di mettere insieme tutto l’antirenzismo (con un gioco di sponde anche con gli avversari destrorsi penalizzati dall’Italicum) offrendo, allo stesso tempo, un obiettivo chiaro e raggiungibile alla “base” che decidesse di seguirne le sorti fuori dal Partito. Molto del successo di questa sortita, inoltre, dipenderà dal risultato delle elezioni in Liguria, dove Luca Pastorino ha anticipato l’uscita dell’amico Civati proponendosi in antitesi alla candidata PD Paita. Gran parte delle fiches Civati le ha messe su questi due progetti: per capirne le potenzialità, allora, non resta che attendere un mesetto e vedere quali potranno essere i risultati. La strada è in salita, ma è anche l’unica che porta a sinistra.

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