Il Napoli torna a vincere in campionato dopo una sconfitta e un pareggio, e lo fa su un campo da sempre ostico come quello di Bergamo, dove non si vinceva dal 2010. Un rigore sbagliato, tre gol, altrettanti punti e tanto entusiasmo per rilanciare le ambizioni scudetto dei partenopei.

La partita. Allo stadio “Atleti azzurri d’Italia”, va in scena una gara dal doppio volto. Gli unici due squilli del primo tempo sono di Moralez ed Higuain: il primo si presenta a tu per tu con Reina (3’) approfittando di una dormita di tutto il reparto arretrato azzurro, ma il portierone spagnolo è bravo a disinnescare la sua conclusione; il secondo, invece, al 7’ scocca un destro a giro deviato però in angolo. Nella ripresa girandola di emozioni: Hamsik (52’) realizza col brivido un rigore concesso per fallo di mano di un ingenuo De Roon mentre Gomez pareggia appena due minuti dopo, finalizzando un bello scambio al limite dell’area con Denis. I due gol vittoria sono a firma di Higuain, che prima devia in rete di testa un bel corner calciato da Jorginho (62’) e poi – su delizioso suggerimento di Hamsik – incenerisce  Bassi dopo una cavalcata in campo aperto (85’) a seguito di uno spregiudicato assedio atalantino. Uniche note stonate della seconda frazione  degli uomini di Sarri: l’espulsione di Jorginho (73’) e il rigore sbagliato da Hamsik al 90’.

Dr. Jekyll & Mr. Hyde. Sì, quello del Napoli è proprio uno “strano caso”, simile a quello del curiosissimo Dottor Henry Jekyll, protagonista del libro più famoso dello scrittore inglese Robert Stevenson. Da agosto a dicembre 2015 gli azzurri sono stati infatti l’esperimento di se stessi, passando ben 17 giornate di campionato alla ricerca della propria identità. L’iniziale rigetto del 4-3-1-2 in favore del 4-3-3 è stato l’elisir che ha scatenato a rimonta azzurra fino alla conquista del primo posto in classifica, ma i suoi effetti sono svaniti sul più bello: la paura di non sentirsi all’altezza di mantenere la posizione (sottovalutando così la propria forza e finendo un po’ per smarrirsi) ha annebbiato le idee e contratto i muscoli degli azzurri, innervosendoli, e determinando (complice anche uno scadimento della forma fisica di alcuni uomini chiave come Allan) i due passi falsi contro Bologna e Roma. Un residuo di questa insicurezza latente – dovuta anche alla risalita forsennata della Juve – ha condizionato la prima frazione della gara di Bergamo, timorosa e sconclusionata, salvo poi abbandonare  gli azzurri nella ripresa, durante la quale la squadra si è riscoperta aggressiva, compatta, votata al sacrificio, attenta, fortemente desiderosa di conquistare i tre punti. Ecco di nuovo la vera natura del Napoli che ha incantato, stradominato le partite, e spesso e volentieri surclassato i suoi avversari. ‘A nuttata è passata…

Let it snow. La premiata ditta Hamsik-Higuain regala alla truppa partenopea una vittoria in casa bergamasca che mancava dal 2010 (0-2 sotto la gestione Mazzarri, con gol di Quagliarella e Pazienza), ma sotto l’albero troviamo sia regali da scartare, come il primo gol su calcio d’angolo e il primo rigore concesso-realizzato in campionato, che carbone, vale a dire l’espulsione di Jorginho e l’errore dal dischetto di Hamsik (il secondo dopo quello già fallito contro il Verona in Coppa Italia). Inoltre, tante sono le considerazioni da fare in vista della pausa natalizia e della relativa finestra di mercato invernale: servirà comprare almeno una mezz’ala di qualità e quantità per far rifiatare uno tra Hamsik ed Allan; sfoltire la rosa piazzando gli esuberi Henrique, Rafael, Zuniga, De Guzman; venire incontro alle aspettative del promettente Chalobah, non più così ben disposto a sedere in panca; ed infine gestire meglio il dualismo tra l’esuberante Mertens ed un Insigne incisivo ma non brillante come agli inizi. La pausa porterà consiglio, per ora godiamoci un ritrovato Napoli anche nei risultati. Iniziava a mancarci.

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