Chi sperava nel ritorno dalla sosta per vedere un Napoli diverso e più arrembante è andato deluso. Ancora un pari, ancora vecchi difetti, ancora una decisione arbitrale errata condannano l’undici di Sarri ad un risultato amaro.

La partita. Accade tutto, o quasi, in venti minuti: al terzo di gioco il Napoli è già sotto dopo il gol di Saponara, che si avvantaggia dello svarione di Maggio – che non segue Albiol, mantenendo clamorosamente in gioco il trequartista toscano – e batte Reina dopo quaranta metri di corsa; al 7’ Insigne fulmina Skorupski con un tiro dal limite di pregevole fattura, mentre al 18’ è Pucciarelli a punire gli azzurri su suggerimento di “Re Riccardo” Saponara, che profitta di un tocco truffaldino di mano non ravvisato dall’arbitro Banti.  Il pareggio di Allan al 50’ apre al forcing finale, ma il palo a tempo scaduto nega il clamoroso gol vittoria a Callejon. Buona la prova di Gabbiadini: per lui due assist significativi, ma non sposta gli equilibri come sa.

Quo vadis?.  6 gol subiti in tre partite (a fronte, però, dei 5 realizzati), 2 soli punti in classifica – uno in meno dell’anno scorso –  solo sprazzi di bel gioco, ma a preoccupare è un altro aspetto. La squadra, infatti, è parsa a tratti sbandata e spaesata, vittima dei propri fragili equilibri mentali e di alcuni strascichi emotivi della passata stagione. In campo, insomma, non c’è serenità ed i presunti limiti tecnici di alcuni interpreti incidono ancora di più in ragione di un aspetto psicologico sfuggito a Benitez ed attualmente rompicapo per Sarri. Dall’esterno l’impressione è che la squadra abbia smarrito il suo obiettivo: per cosa lotta il Napoli società? Scudetto? Champions? Europa League? Salvo i proclami di rito e le dichiarazioni di intento, qual è l’obiettivo dei giocatori? A cosa sentono di ambire? La paura più grande è che pensieri e ambizioni dei calciatori azzurri non corrispondano ad un obiettivo sportivo realistico di tecnico e dirigenza. Qualcuno intervenga a mettere ordine e a reindirizzare questi ragazzi sulla giusta via.

Salvate il soldato Raul. Albiol è stato campione di tutto con la nazionale spagnola e col Real Madrid, non può essere diventato un brocco improvvisamente. I suoi errori individuali, da cui sono nati 4 dei 6 gol subiti, sono sintomo evidente – anche qui – della mancanza di serenità del reparto difensivo, il cui limite più grande è nel  saper leggere le situazioni di gioco per porvi opportuno e tempestivo rimedio. Dopo i disastri dell’ultima annata e aver perso anche la nazionale, sarebbe dura per chiunque rialzarsi e tirare avanti. Contro l’Empoli è stato esemplare nel rattoppare gli Orrori di Maggio, ma ancora non basta: tecnica e personalità le ha, al top fisicamente e restaurato nel morale rimane uno dei migliori elementi della rosa. Vietato fischiarlo.

Appello a Sarri. Se rifondazione deve essere, lo sia fino in fondo. Caro mister, lei è un ottimo allenatore, abbia il coraggio di mettere mano ad alcune alchimie tattiche senza paura di incidere negativamente sugli equilibri dello spogliatoio. Non abbia paura di escludere dall’undici titolare “il totem carismatico” Maggio, ormai l’ombra di se stesso da anni, e che reca più danno che altro con la sua incapacità difensiva. Imponga a tutti la filosofia del sudore e della fatica senza la paura di “ammutinamenti” o di inimicarsi il collettivo: quando arriveranno i risultati tornerà il sorriso e la voglia  di lottare sul campo. Migliori il suo approccio con la comunicazione: è giusto ribadire che il Napoli è un cantiere aperto ma ricordi anche di ribadire sempre la qualità dei suoi ragazzi, che rimane alta, altissima, al contrario del loro morale all’uscita dal campo, sempre basso.

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