Reato di tortura: l’ennesima occasione persa

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Da ieri, anche l’Italia ha un reato di tortura come già molti altri Paesi europei. “Finalmente”, verrebbe da dire: erano oltre trent’anni quelli passatidall’entrata in vigore della Convenzione internazionale contro la tortura e più di sessanta dall’entrata in vigore della Costituzione: in entrambi i testi, il legislatore veniva obbligato ad introdurre apposita sanzione penale per proteggere da un crimine così atroce. Per dimenticanza (…) o per scelta politica, finora non si era mai giunti a punire esplicitamente tale comportamento e la mancata repressione di episodi gravi e di ampia risonanza come quelli del G8 di Genova aveva fatto suonare più di qualche campanello d’allarme sullo stato della nostra democrazia.

Da ieri, si diceva, a questa falla è stata messa una toppa. Una toppa che, tuttavia, rischia di essere peggio del buco. Vediamo i punti critici principali:

  • quello previsto dalla legge di ieri è un reato abituale: significa che per concretizzarsi ha bisogno di una pluralità di azioni (se non reiterato, il comportamento non sarà qualificabile come “tortura”)
  • quello che entrerà in vigore a breve sarà un reato “comune“, senza quindi un’apposita fattispecie riservata ai pubblici ufficiali (quindi chiunque potrà essere accusato di “tortura”, perdendosi, di fatto, la specificità di una vessazione tipica dei poteri e degli apparati connessi alla macchina amministrativa e giudiziaria)
  • non è inoltre previsto alcun termine di prescrizione diverso da quelli generali, di fatto imponendo una tempistica contingentata al percorso di accertamento giudiziale già complicato dalla richiesta di “verificabilità” del danno psichico arrecato alla vittima, col concreto rischio di non vedere mai sanzionata la “tortura” nelle aule di tribunale.

Un reato, dunque, approvato più per mettere un’altra spunta alla liste delle “leggi da fare entro la legislatura secondo Repubblica.it” che non per ottenere un effettivo incremento delle garanzie dell’individuo; che potrebbe avere l’effetto paradossale di “annacquare” il significato della parola “tortura” rendendo tali anche comportamenti che nulla c’entrano con essa (peraltro, già sanzionati con il reato di “maltrattamenti”); e, sempre per paradosso, escludere altri, di comportamenti, che sarebbero tortura a tutti gli effetti (basti pensare a quanto avvenuto nelle caserme di Bolzaneto a Genova, dove, in assenza di reiterazione, sarebbe difficile parlare di “tortura” secondo la legge di ieri).

Insomma, quello che poteva essere un passaggio cruciale per la nostra democrazia rischia di essere un altro passo falso, un’altra occasione persa per il nostro Paese. L’ennesima, di questa sfortunata legislatura.

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