121712-mdDomenica 17 aprile i cittadini italiani saranno chiamati a votare per il referendum abrogativo sulle trivelle.

Chi ha richiesto il referendum?

Il referendum è stato richiesto da movimenti, associazioni, cittadini, consigli regionali e promotori tra cui il deputato Giuseppe Civati e organizzazioni ambientaliste come Greenpaece, Legambiente, WWFMarevivo. Le Regioni mobilitatesi per ottenere il referendum sono: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. Sono stati richiesti otto requisiti referendari ma soltanto uno è stato dichiarato ammissibile dalla cassazione, motivo per cui i consigli regionali hanno presentato un conflitto di attribuzione alla Corte costituzionale.

Perché si vota?

Si vota per abrogare l’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente nella parte in cui prevede che le trivellazioni, per cui sono già state rilasciate delle concessioni, non abbiano una scadenza. L’intento dei promotori del referendum è, invece, quello di porre un argine alle trivellazioni, impedire che i giacimenti possano essere sfruttati nuovamente alla scadenza dei contratti e quindi in seguito al termine della concessione data per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana.

Se si vota NO le trivellazioni estrattive di gas e petrolio continueranno senza avere una scadenza.

Se si vota SÌ le trivellazioni estrattive di gas e petrolio saranno bloccate allo scadere dei contratti.

 Il quesito referendario, dichiarato ammissibile dalla Corte costituzionale il 19 gennaio 2016, sarà: «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard   di   sicurezza   e di salvaguardia ambientale ? »

Qual è il QUORUM che bisogna raggiungere?

Ai sensi dell’articolo 75 della Costituzione, il referendum abrogativo è approvato se la maggioranza degli aventi diritto al voto (dai 18 anni in poi) partecipa alla consultazione e si raggiunge la maggioranza dei voti validamente espressi.

L’informazione sul referendum del 17 aprile è particolarmente oscurata dai social media e dallo stesso governo; invece ci dovrebbe essere massima diffusione delle notizie, dei pro e dei contro, per indirizzare il cittadino su come votare. Ciò che si teme è uno schiaffo alla democrazia: meno cittadini sanno, meno cittadini andranno a votare e maggiori saranno i profitti dei petrolieri!

Polemica anche sul costo del referendum che si aggira intorno ai 300 milioni di euro e sulla negazione da parte di Matteo Renzi dell’electionday, cioè della possibilità di poter votare nello stesso giorno referendum abrogativo ed elezioni amministrative che si svolgeranno a giugno in alcuni comuni. Quest’anno, inoltre, è previsto il referendum costituzionale, e se la Corte costituzionale accetterà il ricorso dei consigli regionali potremmo essere chiamati alle urne più volte.

Il rischio è che i cittadini non andranno a votare, indebolendo la democrazia diretta, il principio cardine dell’Italia, e sottovalutando un tema così sensibile come quello dell’ambiente, della salute e dell’economia.

Il sì del referendum è sostenuto da chi mira a sostituire l’oro nero, il petrolio, al nostro oro blu, il mare. Si temono impatti ambientali disastrosi e irrimediabili a causa delle trivellazioni. Ciò a cui puntano i migliaia di “comitatini”, così definiti dal premier Renzi, è un’evoluzione economica verso lo sfruttamento di energie alternative, della difesa ambientale e paesaggistica, e della salvaguardia del turismo, attualmente considerata la forma di riscatto più grande per lo sviluppo del paese.

I sostenitori del no, invece, sono preoccupati per i posti di lavoro e considerano il referendum una manovra politica da parte di organizzazioni, regioni, associazioni e cittadini per esercitare un po’ di “pressione” sul governo.

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