Renzi scuce altri 80 euro, stavolta per metterli nelle tasche dei pensionati al minimo. Lo fa con l’intento di alleviarne il disagio e anche di distogliere l’attenzione da un voto, quello sulle trivelle che giudica sbagliato, anzi, nocivo per l’Italia. «Spero che il referendum fallisca» ha ripetuto ieri suscitando proteste indignatissime da tutta quanta l’opposizione.

Così il premier, approfittando di una seguitissima diretta sui social media, nel pomeriggio ha dato notizia che «allo studio c’è l’idea di allargare gli 80 euro a chi prende la pensione minima». Non a tutti gli anziani ma a quelli maggiormente bisognosi.

La misura sulla cui equità emergono forti dubbi fra gli esperti, offrendo vantaggi a pensionati che hanno versato pochi contributi e che spesso già hanno integrazioni al minimo, dovrebbe riguardare almeno due milioni di persone. Tanti sono infatti, secondo i dati del Casellario dei pensionati 2014 dell’Inps, coloro che hanno redditi da pensione inferiori ai 500 euro al mese (il trattamento minimo è fissato per il 2015 a 502 euro). Ma la platea di riferimento potrebbe essere molto più vasta se si guarda anche a coloro che hanno più di 500 euro al mese ma sono comunque sotto i 580 euro e quindi avrebbero comunque diritto a una parte dell’integrazione. La spesa necessaria a questo intervento sarebbe comunque superiore ai due miliardi annui (se si considera che 80 euro al mese per 13 mensilità significa 1.040 euro annui per oltre due milioni di persone).

Per saperne di più bisognerà attendere qualche settimana in quanto, spiega Maria Elena Boschi, «l’operazione ha dei costi, dunque stiamo valutando». Lo stesso Renzi ammette: «Vedremo se saremo in grado», però l’intenzione c’è.

Il premier, in diretta sui social, ha anche annunciato: «L’obiettivo per il 2017 è continuare ad abbassare il canone Rai e sono convinto si possa fare anche abbastanza agevolmente».

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