Esultanza Higuain
Napoli-Juventus era il derby dei grandi ammalati del campionato, nonché la partita che i tifosi azzurri considerano la manifestazione sportiva più importante dell’anno. Accorrono in tanti allo stadio, anche quelli che avevano storto il naso dopo il pareggio rimediato in quel di Modena contro il Carpi. Al grido di “Non è possibile non battere una squadra così, dove sono andati a finire gli undici che hanno asfaltato Bruges e Lazio?” i biglietti per la sfida vanno comunque polverizzati in meno di 24 ore. Non lo nascondiamo: in quel virgolettato c’era il pensiero dell’intero tifo napoletano al triplice fischio di mercoledì sera. Non che il Napoli abbia demeritato a Modena, ma ci sono partite che vanno distrutte, masticate e sputate via con superiorità. Quando il campionato propone un calendario così serrato di appuntamenti, è facile dimenticare le serate grigie e sperare che arrivi il lampo che possa tingere di azzurro l’intera settimana.
Soli tre giorni bastano alla città per prepararsi ad accogliere i “Campioni d’Italia”, mette paura quasi solo pronunciare il titolo. Poi, però, al San Paolo arriva una squadra senza testa e senza piedi (quelli buoni, in campo, si inibiscono), e nell’aria si inizia a respira l’ormone della felicità, quello che non ti fa smettere di ridere nemmeno nelle situazioni in cui dovresti essere più serio e concentrato. Il grande palcoscenico del San Paolo guarisce il Napoli e rende ancor più gravi le condizioni della Juventus (ormai, poco campioni) che tornano in Piemonte sconfitti (terzo ko stagionale) e rimangono invischiati nelle zone basse della classifica. 
Merito, senza alcuna discussione – senza neanche diritto di replica – dell’uomo che non sarebbe dovuto  arrivare a settembre, figuriamoci al tanto chiamato in causa panettone natalizio. Sarri ha preso una squadra e le ha dato un gioco trasformandola in una macchina inesauribile di tocchi di prima seguiti da tagli effettuati a velocità vertiginose, con automatismi da far invidia ai sistemi più sofisticati di ingranaggio “3.0”. Il Napoli è geometria sopraffina: ogni azione è un triangolo. Triangoli ovunque, sempre, anche nelle rare occasioni in cui non si concretizza il passaggio (incredibili le percentuali di passaggi riusciti), sul campo viene disegnata la figura coi tre vertici.
Da questo semplice ma letale schema nasce il gol di Insigne, bravo a trasformare una palla spaziale di Gonzalo Higuain in un colpo di biliardo rasoterra. Ma anche qui c’è da fare una appunto, perché più che il bel gol realizzato fanno notizia i 26 minuti trascorsi in perfetta parità contro una Juventus allo sbando totale. Si perché i bianconeri sembrano essere solo spettatori passivi del match, troppo lenti (colpa di Hernanes) e in costante attesa che Pogba peschi qualcosa dal suo cilindro milionario. Dal francese non arriva niente, se non tanti momenti di ilarità riempiti ad arte dagli sfottò dei tifosi azzurri. 
Però così non basta a saziare gli istinti feroci che solo la felicità delirante sguinzaglia quando sei sopra di 1 e di fronte hai la Juventus. Il motore del Napoli aumenta di giri, grazie alle prove maiuscole del centrocampo, vera opera d’arte di mister Sarri, rintuzzato da una difesa attenta sugli spenti ma sempre spigolosi attaccanti bianconeri. Davanti? Ma davanti si sa che si è forti, ci sono i migliori del campionato italiano, c’è Callejon che sembra tornato quello degli inizi, dall’altra parte c’era Insigne (uscito tra l’apprensione generale per quella che poi si è rivelata una semplice contusione) e ora c’è Mertens che, anche in una serata opaca dal punto di vista personale, si fa sentire con la corsa e la determinazione. 
E poi c’è un giocatore che non fa testo per quanto superiore riesca a mostrarsi ogni volta che vuole. Al 62’ si impossessa della scena rubando un pallone sulla trequarti e andando a scaraventare alle spalle di Buffon l’urlo di una città intera. Quello bianco e rosa (colori rivedibili) che finisce in porta infatti, non è solo un semplice oggetto dalla forma sferica che passa oltre una linea disegnata a terra per poi andarsi a riposare tra le maglie di una rete. E’ molto di più: è il ritorno di quella meravigliosa attività troppo spesso accantonata dal genere umano, che è il “sogno”. Nonostante il gol del 2-1 definitivo giunga dopo soli tre instant replay, Napoli torna a sognare finalmente contro la squadra che per eccellenza è la fonte di incubi.
Il finale non è neanche così tanto fonte di apprensione per gli azzurri in campo, un po’ di più forse per chi è a casa, fermo restando che la vittoria a un certo punto è parsa anche scontata. La Juventus è all’angolo, estromessa per questa stagione da quelli che sono i sogni tricolori. Napoli festeggia con Sarri l’esame conseguito con lode: non sarà scudetto, neppure Europa League o Coppa Italia, ma resta il fatto che era troppo tempo che delle emozioni così forti non accarezzavano i cuori dei napoletani.  Prima dell’inizio della stagione si era detto, sia chiaro: “Il vento deve cambiare”. 
In una parola: rivoluzionisti.

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