Il Museo Anatomico di Napoli, ubicato nel complesso universitario di San Patrizia, presso il dipartimento di Anatomia Umana della Second Università degli studi di Napoli, nasce a fine 700 inizio 800 nella Scuola di Medicina e Chirurgia di Napoli grazie al contributo del docente di Anatomia Marco Aurelio Severino, e da subito si distingue sullo scenario europeo per la qualità e l’unicità dei reperti contenuti.

Con lo scoppio della Grande Guerra, il Museo venne chiuso e le opere accuratamente nascoste per evitare saccheggiamenti da parte dei nemici. Negli anni 60, grazie ai docenti di Anatomia della Scuola di Medicina e Chirurgia di Napoli Vincenzo Mezzogiorno e Vincenzo Esposito, il Museo viene riaperto divenendo accessibile agli studenti della Scuola, collaboratori e visitatori previo prenotazione.

Il 14 marzo 2016 la S.U.N. con un evento diretto dal docente di Anatomia Umana Michele Papa, responsabile del Museo, alla presenza del Presidente di Facoltà Giuseppe Paolisso, del Sindaco di Napoli Luigi De Magistris e della direttrice del M.U.S.A. Stefania Gigli apre le  porte del Museo al pubblico. Infatti, a partire da questo momento il Museo sarà aperto due giorni la settimana per curiosi, studiosi, appassionati e turisti. Il Museo è suddiviso in due sezioni: una dedicata all’Anatomia Generale e l’ altra dedicata all’Anatomia Patologica.

Nella prima sezione è possibile osservare reperti di varie parti del corpo (principalmente) umano e animale raccolti nel corso dei secoli, a partire dai 500 teschi provenienti dagli scavi di Pompei preservati con le più svariate tecniche di conservazione, ad esempio: essiccazione, mummificazione, calcinazione e persino pietrificazione. In particolare, i reperti “pietrificati” presenti nel Museo sono ormai gli unici rimasti al mondo, dato che l’inventore di questa tecnica di conservazione, Efisio Marini, è morto prima di riuscire a rivelare il suo segreto alla comunità scientifica. Tra i reperti di questa sezione spicca il teschio di Giuditta Guastamacchia, assassinata il 19 aprile del 1800 perché ritenuta adultera e assassina.

12443305_10208068184449973_290024395_oNella seconda sezione, è possibile ammirare le più svariate malformazioni umane, sia fetali che non, conservate in formalina o alcool tra cui spiccano il “Ciclope” (malformazione caratterizzata dalla presenza di un occhio solo) e “Sirenoide” (malformazione caratterizzata dall’unione dei due arti inferiori). Ciò che desta maggior stupore nell’osservazione di questi due reperti è la presa di coscienza del visitatore che quei miti tanto decantati dal famoso Omero nell’Odissea come le Sirene o il gigante Ciclope in realtà non erano proprio frutto del suo ingegno, visto che all’epoca gravidanze con questo tipo di complicanze venivano portate a termine poiché non si avevano conoscenze adeguate di Medicina, mentre ora si opta per l’aborto spontaneo…

Oltre a ciò nel Museo sono conservati svariati strumenti chirurgici che attestano l’evoluzione della Chirurgia nel corso dei secoli, e infine la raccolta delle tavole anatomiche “Anatomiae Universae” stampato nel 1923 dall’artista Serantoni per l’anatomista Paolo Mascagni, di cui attualmente esistono solo due versioni: una presente nel Museo di Napoli e l’ altra conservata in un college americano.

La visita al Museo Anatomico di Napoli è stata davvero molto emozionante poiché ho potuto osservare in poco più di un’ora secoli e secoli di storia e vedere cose che solo pochi hanno la possibilità di ammirare quindi invito voi, cari lettori di Social, a visitare il Museo nei giorni di apertura che saranno pubblicati a breve dal Presidente della S.U.N. oppure durante il “Maggio dei Monumenti 2016”, periodo in cui il sindaco De Magistris ha assicurato che il museo sarà aperto al pubblico.

Di: Tuccillo Concetta

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