Umberto Saba nacque a Trieste nel 1883. Il cognome è uno pseudonimo ripreso dalla balia Peppa Sabaz che lo cullò tra le sue braccia fino all’età di tre anni poiché il padre abbandonò il nucleo familiare quando il poeta era ancora piccolissimo.
La mancanza del padre, la delusione e il vittimismo materno, l’allontanamento prematuro dalla sua amata balia portarono il poeta ad un incontro omosessuale nel periodo adolescenziale.

A vent’anni gli fu diagnosticata la nevrosi che cercò di curare con l’aiuto di Edoardo Weiss, uno psicanalista. Le sedute psicanalitiche furono intraprese tardivamente e la terapia non fu mai portata a termine, per questo non ottenne alcun cenno di miglioramento.
Dopo la guerra, raggiunse il riconoscimento poetico tanto desiderato; le sensazioni di appagamento e serenità del momento furono, poi, offuscate da continue crisi depressive tant’è vero che fu internato in una clinica a Gorizia e ci rimase fino alla fine dei suoi giorni.
La poesia

Per Saba, il poeta aveva il massimo dovere di essere ‘onesto’ con i lettori, scavando profondamente in se stesso, ricercando la verità semplice e pura senza appellarsi a giri di parole e ricorrendo essenzialmente alla sfera del significato.
L’opera per eccellenza dell’autore è il Canzoniere, una raccolta di poesie divise in tre volumi e composte nell’arco di cinquant’anni.
La poesia che riportiamo è ”AMAI”, testo che esprime integralmente la poetica sabiana:

Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica difficile del mondo.
Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.
Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.

Come possiamo notare, l’autore si distacca dalla bellezza esteriore e quindi dall’uso di parole pompose, piene di dolce musicalità privilegiando parole ‘trite’ (consumate), ma vere. In sole due quartine e un distico possiamo identificare la poesia come fonte di conoscenza, come semplice compagna di vita, come colei che invita a vivere. Il verbo AMARE abbraccia ogni strofa e la coccola come qualcosa di estremamente delicato pronto a riportare in superficie la verità più intima che giace a fondo delle cose.
La rima fiore/amore, a tanti, può risultare semplice, ma per Saba questa semplicità è apparente, perché proprio alle parole più ”ingenue” bisogna riservare maggiore attenzione per non cadere nell’insulsa banalità. Il poeta amò così tanto verseggiare che si dedicò alla sua passione senza tregua fino al momento in cui Morfeo decise di accoglierlo eternamente con sè.

La poesia sabiana deve essere considerata un mezzo di comunicazione tra gli uomini, comunicazione che si recepisce attraverso un linguaggio semplice, che cela lo spessore di ogni stato d’animo.
Umberto Saba rappresenta una parte importante della letteratura italiana non solo per le sue poesie, ma anche per la sua abilità di prosatore. Il romanzo ”Ernesto” è uno dei romanzi più significativi, rimasto incompiuto e pubblicato postumo; scritto in dialetto triestino e in lingua italiana, racconta in terza persona l’esperienza omosessuale intrecciando altri temi tema come l’amore, l’infanzia e la scissione dell’io.

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