Niente. La tanto invocata sosta non è servita a scacciare i fantasmi dei recenti scarsi risultati sportivi degli azzurri. Ancora una volta, infatti, gli uomini di Benitez perdono malamente in campionato, e per di più contro una Roma che non vinceva in casa dal 30 novembre dello scorso anno. Il giustiziere la cui scure si abbatte sulle velleità Champions del Napoli, porta il nome di Miralem Pjanic, che al 25’ raccoglie, libero da marcature al centro dell’area, un assist di Florenzi e buca Andujar con la complicità di difesa e centrocampo partenopei; con Jorginho che perde un pallone sanguinoso a centrocampo, permettendo a Nainggolan di ripartire e servire  Iturbe, che fa collassare i centrali Britos e Albiol su di sé e libera proprio l’autore dell’assist vincente Florenzi, non seguito dal suo marcatore Ghoulam. È l’episodio che spezza in due la partita, visto che il Napoli, fino a quel momento ordinato in mezzo al campo e autore di una buona partita, viene annichilito dal vantaggio romanista  e non porta alcun pericolo alla porta giallorossa, se non al 42’ con Higuaìn che, defilato, tenta una palombella beffarda sul secondo palo finita alta di poco. Il Napoli che scende in campo nel secondo tempo è una squadra diversa,  corre, pressa, imposta la gara su ritmi più alti anche approfittando di una Roma più remissiva e votata a sfruttare il contropiede, presentandosi pericolosamente davanti a De Sanctis e costringendolo a tre parate decisive: due volte su Mertens al 53’ e al 57’, mentre al minuto 67 compie un autentico miracolo su Gabbiadini, che al volo fa partire una stilettata deviata dal portiere romano a mano aperta in calcio d’angolo. Solo all’88’ la Roma ha un sussulto con Iturbe, che a tu per tu con Andujar sfiora il raddoppio sparando sull’esterno della rete. Le azioni salienti tradiscono però il vero andamento del match, tendenzialmente noioso e distintosi solo per alcuni sprazzi di bel gioco, spesso lento e sviluppato per vie orizzontali da entrambe le compagini. Più nello specifico, il Napoli è apparso spento ed ingessato nella manovra (se si escludono, appunto alcuni fraseggi dovuti dall’estro dei singoli) e danneggiato dalle stesse scelte di Rafa Benitez. È innegabile, infatti, che la formazione schierata presentava cinque undicesimi  (Maggio, Britos, Callejon, De Guzman, D. Lopez) avulsi da ogni dinamica di gioco, inadatti all’idea di calcio del tecnico spagnolo ed anche demotivati dal loro stesso recente rendimento. Inoltre, questo è un Napoli che fatica a ritrovare se stesso perché le beghe contrattuali dei suoi uomini chiave, compreso l’allenatore, hanno travolto l’armonia dello spogliatoio minando la sicurezza e la determinazione dell’intera squadra. Benitez, dal suo canto, perora scelte tecnico-tattiche dissennate e masochistiche: tenere in campo un De Guzman in queste condizioni è un suicidio sportivo, il cambio di Higuaìn grida ancora vendetta, mentre, tenere fuori Hamsik dal big match dell’Olimpico rimane un mistero. Certo, in considerazione del ravvicinatissimo impegno del prossimo 8 aprile contro la Lazio in Coppa Italia c’è da gestire le forze, ma questa era una partita da vincere a tutti i costi senza badare a nient’altro che non siano i tre punti. Riflessioni, queste, pericolose per il proseguo del campionato e per l’equilibrio dell’ambiente partenopeo: infatti, il Napoli rischia di ritrovarsi clamorosamente fuori dai piazzamenti europei, e se dal campo non arrivano risposte incoraggianti sarebbe lecito aspettarsi almeno un intervento della dirigenza, che al momento però latita colpevolmente. Si naviga a vista in casa Napoli, “e ognuno aspetta ‘a ciorta”.

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