Chi sale e chi scende dopo le elezioni amministrative

0

A margine dei ballottaggi di domenica che hanno chiuso la tornata delle amministrative 2017, proviamo a fare un borsino per smentire la versione per cui, in questo tipo di consultazioni, “vincono sempre tutti”. A dirla tutta, in effetti, mai come stavolta escono quasi tutti i partiti con le ossa rotte (e sul “quasi” avremo modo di soffermarci).

SCENDE (ammesso che fosse mai salita) la sinistra a sinistra del PD: una classe dirigente sgangherata, ormai lontana dalle lotte di quei soggetti che vorrebbe rappresentare, capace di misurare il proprio successo solo sulla capacità di far perdere il PD (dove non in coalizione); senza mai dare anche solo l’apparenza di volersi separare del tutto dal partito attualmente al governo.

SCENDE: Matteo Renzi (ed, in misura pressoché identica, il Partito Democratico). Un’autentica dèbacle quella dei ballottaggi, solo parzialmente mitigata dal risultato del primo turno. Non è un caso se all’interno del partito sembra già partita una nuova caccia all’uomo contro il segretario, ad appena pochi mesi dalla conclusione dell’ultimo congresso. Normale amministrazione, in effetti, per chi si è trovato a perdere 16 degli 81 comuni oltre i 15 mila amministrati precedentemente e 10 dei 16 capoluoghi in cui governava. Il tema della coalizione (e quello, implicito, della leadership connessa) è pienamente al centro della scena (e Renzi lo sa, tanto che si è affrettato a dire che non ha intenzione di occuparsene).

SCENDE: il Movimento 5 stelle, che sarà pure penalizzato dalla formula delle amministrative, ma continua a vincerne troppo, troppo poche. Un aumento da 3 a 8 Comuni controllati non rende meno amaro il risultato per chi, a livello nazionale, è considerato ormai da tutti i sondaggisti come forza elettorale egemone. La soluzione a quest’incapacità di rompere il muro di gomma delle amministrazioni locali sembra essere, oggi, lo slittamento a destra, con i richiami alla sicurezza e gli strali lanciati dal blog contro i migranti.

STABILE: Gentiloni, che col suo governo sembra viaggiare ad una velocità da crociera ormai consolidata, sfiorato ma mai affondato dalle polemiche interne al suo partito. Scelto da Renzi per il suo grigiore, messo a Palazzo Chigi come parafulmine, sta riuscendo nell’impresa di invertire i ruoli predefiniti: adesso è il Matteo nazionale a dover assorbire tutti i colpi e le polemiche, anche quelle legate ai provvedimenti assunti dal Governo (vedi Salvabanche); l’ex titolare della Farnesina si sta giocando benissimo tutte le carte e promette di essere ancora in lizza per le prossime consultazioni post-elezioni politiche.

STABILE: la Lega, che pure perde in tutti i Comuni dove amministrava direttamente, ma stravince come alleato stabile di Forza Italia nelle coalizioni locali. Attenzione: tale assetto, a livello nazionale, è praticamente ribaltato e Salvini avrà buone chance di ottenere la leadership del “rassemblement” di centrodestra, alle prossime politiche.

SALE: Forza Italia, e con essa il suo leader maximo, sono i vincitori di questa tornata (pur dall’affluenza bassissima). Conquista 20 Comuni sui 120 oltre i 15 mila abitanti dove non governava, ben 10 capoluoghi in più rispetto al passato (da 6 a 16), riabilita la figura di Berlusconi come padre nobile sempre in campo (per sua stessa ammissione). Una posizione di forza che peserà molto, nelle trattative per la prossima legge elettorale (che Forza Italia potrebbe condurre puntando sul famigerato “modello tedesco”). Insomma, se ancora una volta avevate pensato che Berlusconi fosse politicamente finito, ancora una volta è stato capace di smentirvi (smentirci) tutti.

Rispondi