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Monza, il tempio della velocità, è l’ago della bilancia tra la nuova e la vecchia Formula 1. Se mai dovessimo perdere anche questo stupendo circuito dal calendario potrebbe esserci un mutamento devastante che porterà a una nuova visione della massima espressione automobilistica. La Formula 1 sta vivendo il suo Medioevo, inteso come definizione umanista: cioè una rottura dalla tradizione classica a cui i tifosi sono tanto legati.

In un mondo dove la globalizzazione ha preso il sopravvento e la vita corre più velocemente di un’auto di Formula 1, le tradizioni lentamente si dimenticano. E’ questo il caso di Monza. Un GP storico, per importanza alla pari di SPA e Silverstone, che forse non sarà più presente nel calendario della Formula 1 nei prossimi anni. Il mercato del circus si è allargato: da un campionato prevalentemente europeo è diventato globale e lentamente si sta spostando completamente verso l’Asia. Questi nuovi mercati emergenti possiedono tutto ciò che Mr. Ecclestone vuole: soldi. Hanno la presunzione che col denaro ci si possa comprare tutto. Piste anonime nate nei deserti o luoghi dove la parola “automobilismo” fino a qualche decennio fa non era nemmeno tradotta nella lingua locale. Uno scempio totale che non finirà, se tutto il circus non riprenderà le redini di questo sport. Basti pensare che stanno costruendo un nuovo circuito cittadino a Baku, sullo stile di Sochi, da classificare come uno dei più inutili tracciati del mondo grazie ai suoi lunghissimi rettilinei e a tutte curve a 90°.

Tutto questo non vuol dire che le piste di nuova generazione siano tutte brutte o inutili comparate ai classici tracciati, ma sappiamo bene che il rinnovamento e il cambiamento sono necessari (l’evoluzione è intrinseca nella natura della Formula 1) ma diventano effimere se non diamo uno sguardo al passato. Proprio da esso dobbiamo prendere spunto e se c’è la possibilità di tenerlo vivo è dovere provarci in ogni modo, adeguandolo alle nuove esigenze, sia relative alla FIA e sia relative al pubblico, senza mai cadere in un atteggiamento misoneista. In merito Ivan Capelli, ex pilota Ferrari, presidente dell’Aci di Milano e Andrea dell’Orto, presidente della Sias, ieri sono volati a Londra per discutere, per l’ennesima volta, con Ecclestone del futuro di Monza. I tifosi aspettano una risposta ufficiale che ormai da mesi tarda ad arrivare creando sconforto e delusione.

Se la Formula 1 continua a marciare su questo sentiero, trascurando elementi che l’hanno resa così grande, forse, ben presto vedremo questi nuovi mercati sostituire ad uno ad uno le vecchie glorie ormai decadenti. La domanda da porre al patron della Formula uno è: varrebbe la pena guardare un campionato dove non vedremo più la Parabolica di Monza o l’Eau De Rouge di SPA o la 130R di Suzuka? 

 

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