Scandalo tangenti FIFA, tanto tuonò che piovve

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Dopo una settimana dall’arresto di sette dei massimi dirigenti FIFA, nell’ambito dell’inchiesta sul giro di affari illegali per l’assegnazione dei mondiali del 2010, 2018 e 2022 (nonché  per la chiusura di alcuni contratti di sponsorizzazione multimilionari tra la Nike e la federcalcio brasiliana, per la gestione dei diritti tv e per l’assegnazione di tornei minori in Sud America), il presidente-monarca (rieletto appena lo scorso 29 maggio) Joseph Blatter annuncia le proprie dimissioni. Il vecchio Sepp rimarrà tuttavia in carica fino al 13 maggio 2016, data in cui il congresso ordinario si riunirà allo scopo di eleggere il suo successore. La sua frase d’addio “tengo alla FIFA più di qualunque altra cosa e voglio solo il meglio per lei e per il calcio”, più che parole di commiato sembrano parole pronunciate da chi detiene saldamente le redini del potere e conosce perfettamente come usarlo, quel potere. Ed invece, attualmente Blatter è stato indotto a dimissioni – che evidentemente non sentiva di dover dare – dal silenzio assordante che l’ha circondato nei giorni successivi alla sua iscrizione nel registro degli indagati da parte dell’FBI: non una voce amica si è levata per difenderlo, nemmeno chi ha goduto impunemente (almeno sinora) della sua gestione trimalcionica, nemmeno Platini che addirittura è stato il primo a chiederne la testa “per il bene del calcio mondiale”, mentre, al contrario, i mainsponsor federali hanno fortemente spinto in questa direzione. Insomma, al re nudo e debole come non mai l’ultima spallata affinché abnegasse definitivamente l’hanno data proprio i suoi figliocci, per il più eclatante dei parricidi che la storia del calcio ricordi. Tanti i nomi papabili a prenderne da subito il posto: dallo sceicco del Kuwait Al Sabah (nominato vice di Blatter proprio nell’ultimo congresso) alle vecchie glorie Figo, Zico, Romario, passando per il principe giordano Al-Hussein e lo stesso Platini, tutti buoni ma ancora nessuno di convincente. Attualmente, infatti, più che rimpiazzare la figura del presidente, servirebbe approfittare di questo periodo di mera reggenza di Blatter per intavolare una riflessione seria sulla rifondazione delle norme elettorali, oltre che sul regime istituzionale e governativo della FIFA poco incline alla trasparenza e alla legalità. Infatti, se è pur vero che un corpo senza il capo non vive, nel caso di specie bisogna prendere invece atto che nel sottobosco della federazione mondiale del calcio si è sviluppato un sistema che vive di vita propria, le cui vicende si sviluppano indipendentemente dalla figura presidenziale nonché dalle sue funzioni di controllo e sovrintendenza. Pertanto, il compito (arduo) di chiunque “assurgerà al trono” sarà quello di disinnescare le dinamiche perverse messe in luce dall’FBI ed inaugurare una stagione di profondo rinnovamento della Federazione, dei suoi organi e dirigenti, dei suoi canali con altre federazioni calcistiche minori. In assenza di tutto ciò, quello che molti hanno già definito il “Bunker Blatter” è destinato a sopravvivere ed autorigenerarsi potenzialmente all’infinito, qualunque sia il suo reggente.

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