“Corruzione rampante, sistemica e radicata tanto all’estero quanto negli Stati Uniti. Un sistema che si estende per almeno due generazioni di funzionari del calcio che hanno abusato per oltre vent’anni della propria posizione di fiducia per intascare milioni di dollari in tangenti e bustarelle”. Con queste parole Loretta Lynch – Procuratore Generale degli Stati Uniti – riassume lo scandalo che lo scorso martedì ha travolto la FIFA e provocato l’arresto a Zurigo di sette suoi massimi dirigenti. Le accuse sono di corruzione, associazione a delinquere, frode telematica, riciclaggio di danaro; e l’FBI, che ha condotto le indagini, conferma che tra i quattordici imputati non compare il nome del Presidente della FIFA Joseph Blatter (attualmente solo indagato). Stando alle prove raccolte sinora dagli inquirenti, i soggetti coinvolti avrebbero condizionato negli ultimi venti anni il calcio mondiale intascando tangenti ultramilionarie (sinora si parla di oltre 100 milioni di dollari) per l’assegnazione dei mondiali di calcio 2010 in Sud Africa, 2018 in Russia,2022 in Qatar; per la chiusura di importanti accordi di marketing tra la federazione nazionale brasiliana e la Nike; per l’assegnazione di tornei  calcistici minori in Sud America; per la gestione truffaldina dei diritti televisivi. Un danno di immagine enorme per l’intera federazione e per Blatter, dato che l’inchiesta ha vissuto la sua svolta decisiva grazie proprio ad un ex funzionario FIFA che ha deciso di collaborare con l’FBI. Si tratta di Michael Garcia, procuratore assunto dalla massima federazione calcistica internazionale per avviare un’investigazione interna su presunti episodi di corruzione, che ha consegnato agli organi investigativi competenti i risultati di quell’indagine dopo che gli stessi dirigenti FIFA (sic!) ne avevano disposto l’archiviazione per inesistenza dei fatti. Duro anche James Comey – Direttore dell’FBI – secondo cui i sospettati “hanno incoraggiato una cultura di corruzione ed avidità che ha creato un campo da gioco iniquo nello sport più conosciuto al mondo. Pagamenti segreti ed illeciti sono diventati il modo di fare affari nella FIFA. Questo è solo l’inizio del nostro lavoro”. Le risultanze investigative aprono così un nuovo inquietante scenario sul mondo del calcio, ma soprattutto impongono una seria riflessione sulle istituzioni e sugli organi che lo governano. Impensabile che in un sistema ormai più simile ad una monarchia, con Blatter rieletto per la quinta volta consecutiva come presidente FIFA, la concentrazione di potere nelle mani di pochi e loschi personaggi non generi fenomeni corruttivi e malaffare frustrando ogni esigenza interna di trasparenza e legalità, nonché riducendo gli organi giudicanti a grigi uffici di burocrati proni alla volontà degli stessi sospettati. All’indomani della sua rielezione, per Blatter “non serve operare una rivoluzione, bensì una evoluzione del sistema”, ma davvero stentiamo a credere che ne possa essere l’artefice, lui che è il “Gattopardo” del pallone, emblema del potere che consolida e rinnova se stesso. È venuto perciò il momento di modificare le regole statutarie, tanto della FIFA (che si è dichiarata persino parte lesa) quanto delle altre federazioni calcistiche nazionali ed internazionali, nonché di assicurare la terzietà dei soggetti chiamati a giudicare l’operato dei loro funzionari e dirigenti. Nemmeno la politica è estranea a questa scabrosa vicenda: un piccolo cameo lo ha infatti recitato anche Putin, che ha accusato gli U.S.A. di voler privare la Russia dei prossimi mondiali di calcio rivendicandone al tempo stesso la regolarità dell’assegnazione (qualora essa dovesse essere però revocata, i mondiali potrebbero essere assegnati all’Inghilterra). In attesa degli sviluppi delle indagini, è già tempo di ricostruire l’immagine di un calcio a pezzi e lontano come non mai dai campi da gioco.

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