Sgombero migranti a Roma: tensioni e scontri con la polizia.

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È finito in scontri il blitz della polizia iniziato all’alba per sgombrare da piazza Indipendenza un centinaio di migranti – in buona parte rifugiati o richiedenti asilo – da giorni accampati nelle aiuole dopo essere stati evacuati dall’ex sede di Federconsorzi e Ispra di via Curtatone. Secondo la questura durante l’operazione le forze dell’ordine sono state aggredite con lancio di sassi e bottiglie e sarebbero state utilizzate delle bombole di gas aperte e usato contro gli agenti anche del peperoncino. L’uso dell’idrante “ha evitato che venissero accesi fuochi e liquidi infiammabili”, hanno dichiarato dalla questura. La polizia sta vagliando la posizione di 4 stranieri. Medici senza Frontiere riferisce di aver curato sul posto tredici feriti.

L’intervento, precisa la questura, “si è reso urgente e necessario” dopo il rifiuto di ieri  della sistemazione “alloggiativa offerta dal comune di Roma ma soprattutto per le informazioni di alto rischio pervenute, riguardo il possesso da parte degli occupanti di bombole di gas e bottiglie incendiarie”.

Gli immigrati si sono dispersi nelle strade limitrofe alla stazione Termini. Piazza Indipendenza è stata chiusa e presidiata dalle forze dell’ordine. Un gruppo di manifestanti si sono spostati verso la stazione Termini e piazza dei Cinquecento. Siu sono registrati ancora momenti di tensione con le forze dell’ordine che hanno cercato di disperdere i manifestanti. La polizia ha poi bloccato l’incrocio di via Cavour.

Durante l’intervento delle forze dell’ordine in piazza Indipendenza alcuni migranti soprattutto donne, sono rimaste comunque ferme con le braccia alzate nonostante fossero investite dal getto dell’acqua degli idranti. Una di loro è caduta a terra, colpita dall’acqua. La donna che si è poi ripresa è stata soccorsa e assistita dagli operatori di Medici senza Frontiere.

“Siamo stati svegliati con l’acqua degli idranti. Hanno preso alcune di noi per i capelli colpendole anche con i manganelli. È assurdo: siamo rifugiati politici, abbiamo i documenti in regola”, racconta una delle donne sgomberate. “Ci hanno preso per i capelli – racconta un’altra – quella donna con il braccio fasciato è stata colpita con un manganello e ora sta andando in ospedale. Anche io ho i segni sul fianco. Non è giusto. Abbiamo dormito per strada per 5 notti. Vogliamo solo una casa”. “Questo è uno stato accogliente? No è un paese fascista, disumano”, urla una donna con la voce spezzata dal pianto.

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