11shadow of the colossus relevant 244959In origine veniva chiamato NICO, seguito di ICO, poi è stata abbandonata l’idea per costruire un gioco del tutto nuovo e distaccato dal precedente. Il mondo di gioco e la linea temporale sono gli stessi, ma i due giochi trattano di due eventi completamente distaccati. Il titolo attuale è Shadow Of Colossus, un altro dei capolavori di Fumito Ueda, che proprio da ICO prende a piene mani. Il gioco è molto minimale: pochi dialoghi e pochi personaggi, con un gameplay ripetitivo ma che sa dare profondità ogni volta che lo si affronta.

Il coraggio può muovere le montagne
Un eroe di nome Wanda (o Wander nella versione europea) giunge in una terra dimenticata dal genere umano, motivato più che mai a riportare in vita una ragazza, vittima di un inesorabile sacrificio. Una volta giunto all’arcano Tempio, Wanda deposita la ragazza su un’altare. In quel momento si alza una voce incorporea. E’ Dormin, che promette di far rivivere la ragazza ad una sola condizione: Wander deve uccidere 16 colossi, portatori di potere oscuro. Una missione impossibile, ma Wander è intenzionato a fare di tutto per risvegliare la ragazza. Ovviamente il nostro eroe non sarà da solo: sarà accompagnato da Agro, un cavallo purosangue che non si distaccherà mai dal protagonista. Questo è l’inizio di SOTC, un esordio caratterizzato (come tutto il resto del gioco) da brevi dialoghi, panorami di strabiliante carica artistica, un’espressività di incredibile impatto emotivo. Proprio come in ICO, gli sceneggiatori hanno costruito una storia dalla disarmante semplicità ma che nasconde profondi e affascinanti rimandi a miti e leggende, nonchè alla sfera religiosa. Dietro ogni più semplice sequenza si celano i più disparati significati, che permettono una diversa interpretazione delle vicende del gioco. Ed è proprio questo l’aspetto di maggiore fascino, ovvero “l’indeterminatezza” di ogni singolo attimo della narrazione, che lascia volutamente all’immaginazione del giocatore molti aspetti della trama.

Mamma che sfida!

Il gameplay di Shadow of The Colossus è originalità pura. La semplicità e la ripetitività sono caratteristiche portanti della giocabilità del titolo, basato su un’inesorabile routine: la ricerca di tutti i 16 colossi parte sempre dal Sacrario del Culto, l’imponente altare da cui ha inizio l’impresa del giovane Wanda. Da qui bisogna spostarsi nelle diverse locations della sconfinata mappa alla ricerca dei custodi dall’incredibile potere. Nella ricerca dei colossi la Spada Antica è la vera protagonista: alzando l’arma al cielo tramite il tasto cerchio, infatti, la luce riflessa dalla Spada, nel punto di massima concentrazione, ci indicherà il punto in cui si trova il gigante da abbattere. Con Agro, il silenzioso cavallo e unico mezzo con cui spostarsi per quelle vergini e desolate terre, sarà possibile eseguire molte azioni, come alzarsi sul dorso dello stesso, oppure sporgersi da un fianco del cavallo durante la corsa. Una volta arrivati nel luogo in cui il colosso si è risvegliato, la battaglia avrà inizio. Ogni colosso saprà gettare il giocatore in una sensazione di sconforto grazie soprattutto alla loro stazza. I colossi, qualsiasi sia la loro forma, avranno sempre dei punti deboli, più o meno visibili, che il nostro Wander dovrà raggiungere arrampicandosi su di essi e colpirli con la sua spada portatrice di luce. Nella battaglia c’è anche un sapore strategico: infatti ogni colosso richiederà una certa strategia per poter essere abbattuto, cosa che rende il gameplay più vario e non ripetitivo. Le armi a disposizione del giocatore saranno essenziali per affrontare ogni colosso: insieme alla spada antica si potrà infatti combattere anche con l’arco (con frecce infinite).

Per raggiungere i punti deboli di un colosso sarà necessario far aggrappare Wander alla creatura. Le scene di “presa” di un colosso sono fatte meravigliosamente: sembra davvero di stare insieme a Wander li aggrappati, ma attenzione, avremo una barra di stamina che, se dovesse esaurirsi, lascierà il personaggio senza forze, provocandone la caduta. Quando si è aggrappati ad un colosso, questo cercherà di farvi cadere dimenandosi disperatamente. Il sistema di comandi, in questi frangenti, è fatto benissimo e non vi deluderà mai.

Il mondo di gioco è veramente vasto: ci ritroveremo a passare ore ed ore ad esplorare questa terra vergine e pura; saliremo in groppa al nostro Agro e non ci stancheremo mai di esplorarla in tutti i suoi angoli.

Bellezza
Dal punto di vista estetico, Shadow rappresenta il trionfo dello stile sulla “semplice” forza bruta. Il comparto tecnico, infatti, non è di certo perfetto: intendiamoci, il motore, per quanto ottimo, soffre di rallentamenti, più o meno marcati, e di un fastidioso pop-up che rendono l’azione non sempre piacevole a vedersi. Ma ciò che nobilita oltre misura la grafica del titolo Sony è il suo incantevole lato stilistico, a partire dalle ambientazioni fino ad arrivare all’eccelso e ricercato design di tutti i colossi. E’ sufficiente la panoramica sulla vallata presente nell’introduzione per rimanere a bocca aperta. Ma è inutile commentare a parole ogni singola ambientazione del gioco, che sia l’afosa regione desertica, i boschi dalla luce soffusa, le spaziose cascate o i templi sotterranei: Shadow è capace di affascinare e stupire il giocatore in ogni momento. Nonostante i difetti tecnici, il gioco è comunque capace di offrire grandiosi effetti di luce e distorsione; le animazioni, nella stragrande maggioranza dei casi espressive e naturali, raramente sono macchinose o poco fluide.

Sul piano musicale Shadow ed ICO sono accomunati dal fatto che all’epoca le colonne sonore vere e proprie non esistevano. Infatti soprattutto nelle fasi esplorative, gli unici suoni che ci accompagneranno saranno il rumore dei passi di Wander, il vento, gli uccelli e poco altro. Ma a differenza di ICO non è sempre cosi: ogni volta che battaglieremo contro i colossi la musica diventerà sempre più accentuata e coinvolgente. Si va da melodie veloci e marcate durante i combattimenti, per poi tornare a suoni dolci e calmi a combattimento concluso. Su questo piano il lavoro e il cuore sono perfetti. Non tutti i giochi hanno questo livello di dettaglio nella lavorazione sul piano musicale.

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Giovanni Tuberosa è il Direttore Responsabile di Social, ingegnere elettronico, Consigliere Comunale e maker nell’animo. Gestisce il Fablab Olivetti di Succivo, un progetto sperimentale auto sostenibile per rilanciare la cultura, il lavoro e le eccellenze del Made in Italy, soprattutto intellettuali. Si definisce un lavoratore, un innovatore e crede fortemente nella filosofia olivettiana del lavoro e della società.

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