Molto spesso la strada che un giovane autore si ritrova a dover percorrere per realizzare il sogno di vedere un proprio libro sugli scaffali di una libreria, è tortuosa ed estenuante. Fra editori a pagamento, pronti a speculare sulle sue ambizioni, e potenti case editrici indifferenti a nomi sconosciuti, non è facile emergere con la sola forza del proprio talento. Antonia Di Lorenzo, giovane scrittrice partenopea, è fra quelle che ci hanno provato, ha puntato sulle proprie capacità senza arrendersi ad un mondo letterario ostile. Dopo il suo esordio, edito da Europa Edizioni, per il suo secondo romanzo, Quando torni? (in cui ha raccontato l’esperienza di chi, come lei, si è trasferito a Londra) Antonia ha optato per la strada del self-publishing.

Noi di Social l’abbiamo incontrata per farci raccontare la sua esperienza e per ascoltare il suo punto di vista di autrice emergente.

 

-Da dove nasce l’idea di “Quando torni?”?

Una volta in un film ho sentito parlare dell’importanza dell’avere esperienze, di qualsiasi genere, per poter scrivere. “Uno scrittore è la somma delle sue esperienze”, affermava il protagonista. Io non riesco ad attribuirmi quest’etichetta, forse per la mia innata insicurezza o perché categorizzarsi impone in un certo senso l’agire secondo le “regole” di quella categoria. Ma ho scoperto quanto la scrittura sia il modo più naturale in cui io riesca a comunicare con gli altri. E ho considerato l’esperienza che in molti giovani (e non) vivono all’estero, vivendo anch’io oramai da più di due anni nella capitale inglese, valevole di essere raccontata, anche per sdoganare qualche luogo comune che emerge quando si tratta di una tematica così attuale come questa, etichettandoci tutti come “cervelli in fuga” come fossimo topi da laboratorio su cui sperimentare per dedurne ciascuno le proprie tesi.

Quando torni? non è la mia storia, ma di una serie di persone che non ho mai conosciuto sul serio, ma che incarnano quello che diventiamo o siamo disposti a fare o essere, una volta messo piede nel Regno Unito. Ma anche quello in cui sogniamo di trasformarci, dal primo all’ultimo mattone che metteremo. Il mio obiettivo non è stato quello di regalare al lettore una fiaba, ma di sviluppare una trama che raccontasse realisticamente quella che chiamo “l’altra faccia dell’immigrazione”: il coraggio di partire e scendere a qualsiasi compromesso pur di ottenere dei risultati, ma anche arrendersi di fronte ad una realtà che ti risucchia se non sei abbastanza preparato ad affrontarla. E di raccontare l’altra faccia del viaggio, quello che semini e si ramifica dentro di te, mentre sei nella calca della metropolitana londinese o a contemplare la pila di piatti sporchi lasciati nel lavandino dal coinquilino. Le differenze tra una realtà cosmopolita e piccoli centri italiani, spesso del Meridione, tracciate non sempre favoreggiando la prima ma spesso, talvolta anche con toni ironici.

Un tuffo in una realtà che straordinariamente accomuna tutti per una domanda che costantemente verrà rivolta: allora quando torni? – facendo calare il sipario.

La cosa più bella è stata scriverlo, più che pubblicarlo. Perché mentre lo facevo ho scoperto quelle che via via sono diventate delle consapevolezze più solide. Un libro non è solo per chi legge, ma anche per chi scrive.

-Com’è stata finora la tua personale esperienza a Londra?

Non sono in grado di darle un aggettivo diverso dall’altalenante. Che significa che a volte questa città mi sia sembrata una giungla in cui si sversa una percentuale sempre più alta di materiale umano. Un’isola per soli passanti che non contempli nessun legame affettivo stabile. Una fabbrica che produce allo stesso ritmo di una catena di montaggio. In cui ti devi abituare alla solitudine e per dovere diventi egoista. Ma in certi momenti penso che quanto più sia forte la coscienza di quello che desideri per te stesso, tanto più lo è la necessità di adattarsi. E l’ho fatto alla mia maniera: sfidando la giungla, catturando lo sguardo del primo e dell’ultimo passante, facendo parte di quella catena di montaggio, sentendomi sola, ma forse mai abbastanza. Perché col tempo si impara a costruirsi una casa dentro, per farvi ritorno ogni giorno. E sulla porta della mia scriverei: “So dove sto andando, e non mi fermo. Nemmeno alla meta. Ce ne saranno sempre altre da raggiungere”.

-Vivere all’estero ha cambiato la tua visione dell’Italia?

Quando vivi all’estero inevitabilmente sei sottoposto ad un cambiamento graduale. Cambiano gli occhi, ed impari ad avere una visione della vita più aperta. Non parlo di cambiamenti visibili, ma percepibili solo se sei attento. Però non sono una che critica il proprio Paese solo per partito preso. In Italia abbiamo delle lacune incolmabili e se ne dovessi stilare una lista quest’articolo non basterebbe. Ma quello che più condanno è l’atteggiamento criticone di noi italiani, dalle bazzecole alle faccende serie, ed anche tra di noi. Se lo si utilizzasse per risolvere i principali problemi del Paese, semplicemente non ne avremmo. È questa una delle cose che meno mi manca: ascoltare critiche fini a se stesse o opinioni su come uno sia vestito. In tutt’Europa puoi uscire anche in pantofole, sei il benvenuto ovunque. Della serie relax, take it easy.

-Perché  hai scelto la strada dell’auto-pubblicazione?

Prima di optare per questa strada, ne sono state vagliate altre, anche concretamente già esistenti. Ma credo che la libertà d’espressione consista tanto nella libertà di mettere in circolazione un proprio prodotto dettando le proprie regole del gioco, quanto nella libertà del lettore di decidere se e cosa leggere. Ed ho accettato la sfida.

-Credi che il self-publishing sia un’arma in più per i giovani autori emergenti?

È piuttosto un’arma a doppio taglio. Nel senso che una volta pubblicato il romanzo, non puoi pensare che tutto venga da sé. Non avendo una casa editrice alle spalle, può essere più complicato far uscire il tuo nome ed organizzare una serie di attività promozionali che vede te come unico attore protagonista. Qualcuno dice che in caso di self-publishing non vi sia alcuna garanzia di qualità. Ma sono del parere che il lettore, in quanto ultimo destinatario, sia abbastanza capace da valutare se un prodotto sia o meno degno di nota e forse colui cui spetterebbe il giudizio ultimo. A prescindere dal fatto che provenga dalla Mondadori o dalla libreria di Tizio e Caio.

-Quali credi sia l’attuale stato dell’editoria italiana?

Stallo. Nel senso che esistono grandi case editrici che vantano il monopolio del settore, e piccole che arrancano. Tra queste ultime ce ne sono alcune che si prendono cura dell’autore con dei risultati discreti. Ma ce ne sono anche altre, a pagamento, che agiscono con disonestà. Purtroppo, ora che anche Amazon, per fare un esempio, ha istituito un vero e proprio servizio editoriale, pur non essendo una libreria fisicamente esistente, credo che i signori editori non possano più restarsene tranquilli sulle proprie poltrone a sfogliare una pagina alla volta. L’aspetto più negativo sta nella tempistica. Se ti rispondono dopo un mese informandoti della recezione del materiale sei fortunato. Poi ne dovrai aspettare altri sei (qualcuno mi ha anche detto dodici) per avere un responso. Insomma, diventa quasi la rivelazione di uno dei segreti di Fatima.

Quando torni? è il tuo secondo romanzo: in che modo questa seconda esperienza è stata differente dal tuo esordio letterario?

Anche il momento incide, nel 2013 prima della partenza, il primo Come le rondini edito da Europa Edizioni, ed adesso il secondo nel pieno di quella che chiamo una “crescita individuale importante”.

Il primo è stata una sfida per staccarmi dal modo di scrivere che sino ad allora avevo praticato solo sul mio blog (Flying Swallow).

Questo, invece, frutto di una consapevolezza. Quella secondo cui non ci sarà mai alcuna ragione forte abbastanza che mi faccia smettere di scrivere. Perché in fin dei conti, è per se stessi che lo si fa. Agli altri lasciamo la curiosità di conoscere noi o il mondo che abbiamo deciso di scrivere, cui abbiamo dato dei volti, dei nomi e delle parole da pronunciare.

(Quando Torni? è disponibile in ebook su Amazon, Itunes, Kobo, Smashword, Barnes&Noble, Scribd e, anche in versione cartacea, su Lulu.com. Per maggiori informazioni potete consultare il sito www.antoniadilorenzo.com

 

 

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