Contro un Empoli che in passato tanti dispiaceri aveva recato alla compagine partenopea il Napoli non arresta la sua corsa, rispondendo con una manita alla vittoria della Juventus sul Chievo nel lunch match.

La partita. Il Napoli scatta bene dai blocchi di partenza e crea la prima palla gol al 15’ con Higuain, ma Skorupski si supera in tuffo deviando in angolo. Nonostante la qualità del gioco partenopeo, è tuttavia l’Empoli a passare in vantaggio grazie ad una punizione di Paredes (28’) deviata sfortunatamente da Callejon. Il sogno empolese dura però soltanto 600’’: la premiata ditta Insigne-Higuain, infatti, confeziona il pari al 33’ (il cross morbido di Lorenzo è spedito in rete di testa dal Pipita), mentre  il “Magnifico” completa la rimonta con una punizione magistrale al minuto 37 (10 gol in campionato per lui). Nella ripresa è un monologo azzurro: l’autogol di Camporese sul cross di un indemoniato Callejon (51’) apre alla doppietta proprio dello spagnolo, che, prima in estirada volante all’83 e poi con colpo da biliardo al minuto 88’, sigla la sua doppietta personale ben assistito in entrambi i casi dal subentrato Mertens.

Metamorfosi. Era la terza giornata del girone di andata. Dopo il pareggio in trasferta ad Empoli il Napoli si ritrovava con soli due punti in classifica, distante sette punti dall’Inter primatista, schiavo di un modulo inadeguato e impotente dinanzi alla propria fragilità emotiva. Ora invece quella stessa squadra ha 50 punti, è prima in classifica, vanta il miglior gioco in Italia, e sta esprimendo gli attuali capocannoniere (Higuain, 22 gol in altrettante partite) e “re degli assist” (Insigne, a quota 9) – entrambi, inoltre, formano la coppia d’attacco più prolifica della serie A con 32 gol segnati in tandem. Un’evoluzione straordinaria, che passa attraverso la crescita mentale, fisica e tecnico-tattica che Sarri ha saputo ingenerare in ogni calciatore. Su tutti però Marek Hamsik. Lo slovacco è infatti il profilo che più ha beneficiato del pigmalione toscano: mezz’ala propositiva sotto la gestione Reja-Mazzarri, timido trequartista con Benitez, ora è invece il prototipo del centrocampista d’equilibrio che i club di mezza Europa vorrebbero in rosa. Arretrato di qualche metro rispetto alla sua posizione naturale, ha preservato le sue grandi doti di inserimento ma al tempo stesso aumentato il suo apporto nella fase di interdizione; così, se negli anni passati guidava spesso le transizioni offensive palla al piede, ora riesce soprattutto a farsene interprete giocando il pallone rapidamente in verticale; in passato soffriva le movenze ad ampio raggio di Higuain, mentre attualmente i due duettano magnificamente sia in mediana che sulla trequarti avversaria. Presente e decisivo in ogni zona del campo, Marek lotta, contrasta e riparte con la sua innata eleganza. Lui, da vero capitano, è l’emblema di questa metamorfosi strabiliante.

Pericolo diffida. I cartellini gialli rimediati da Hysaj e Allan, che non giocheranno contro la Lazio perché è scattata per loro la diffida, rendono meno dolce la vittoria sull’Empoli. Peccato, perché in casa contro i toscani non si vinceva dal lontano ’99 e perché dopo la rimonta concretizzata con la punizione vincente di Insigne, il Napoli si è confermata la squadra che per meno minuti (139’) è stata in svantaggio in queste 22 giornate di campionato. L’assenza dell’albanese e del brasiliano potrebbe quindi favorire, salvo sorprese tattiche, il rientro nell’undici titolare di Maggio e Chalobah, ma al tempo stesso consente ad un dubbio di insinuarsi nei pensieri del tifoso: in nome del mantenimento degli equilibri nello spogliatoio, quanto può costare un mancato intevento sul mercato per reperire calciatori di livello pari ad Allan, Hamsik, lo stesso Hysaj o Callejon, attualmente unici ed insostituibili? Sperando che Regini e Grassi possano far cadere nel nulla questi dubbi, non rimane che augurarsi che le intuizioni della dirigenza si rivelino esatte…  Nel frattempo, testa e cuore alla Lazio, nostro prossimo avversario già questo mercoledì.

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