In questi giorni siamo tornati da Terranostra, un gruppo di attivisti che nel luglio scorso ha occupato e riaperto l’ex deposito militare di Casoria, per farci raccontare i cambiamenti in atto e i nuovi progetti culturali in programma.

É passato più di un mese dall’ultima volta che ci siamo incontrati, cosa è cambiato?

Eravamo in quindici quando la mattina del 9 luglio abbiamo occupato l’ex deposito militare, ora abbiamo superato la trentina di persone come attivisti. In molti, vedendo la bontà del nostro progetto, si sono uniti per dare una mano. Abbiamo creato un calendario settimanale di incontri e progetti come i corsi di yoga o  street dance, vari laboratori anche per i più piccoli; due volte a settimana si tiene un’assemblea di gestione dove tutti sono liberi di partecipare e proporre le loro idee. Cerchiamo di arrivare alla democrazia diretta. Vogliamo mostrare come una comunità può reinventarsi attraverso un nuovo processo democratico.”

Più che un collettivo vi definite una comunità?

“Il gruppo iniziale era composto da persone provenienti da diversi gruppi collettivi dell’area nord di Napoli, ma nessuno ha mai messo in moto la dinamica di appartenenza, siamo tutti uniti in questo progetto. Sembra una cosa banale, ma come spesso accade questo è quasi utopia. L’Io si perde nel collettivo, successivamente però viene valorizzato, è questa la bellezza del concetto di comunità.”

Oltre questi corsi e laboratori, cosa si prevede per il futuro di Terranostra? 

“A settembre terremo dei concerti, probabilmente con gruppi come La Maschera, e verso ottobre ci sarà un evento hip hop, con varie crew e diversi writers. Inoltre il 20 settembre avremo i risultati delle analisi del terreno, e se risulteranno positivi (sicuramente saranno positivi) daremo vita a orti sociali e ad una serie di autoproduzioni per creare un’alternativa al sistema del mercato odierno. Stiamo semplicemente tracciando le linee guida di questo progetto, sicuramente si evolverà attraverso la sperimentazione.”

Come va il riscontro tra le persone e il vostro progetto?

“Benissimo. Basta pensare che tra luglio e agosto, con la città di Casoria deserta per le vacanze estive, c’è sempre stato molto movimento. Ma le persone non arrivano solo da Casoria, abbiamo radunato tanta gente dell’aria nord di Napoli, tra cui Afragola e Secondigliano, tanto per citarne alcune. Ridiamo un po’ di vitalità alla provincia risucchiata dal centro storico di Napoli, poiché fino ad ora solo lì c’è fermento culturale, politico e sociale.”

Voi però siete in una posizione di illegalità, giusto?

“Sì, però noi abbiamo occupato quest’area sia per toglierla dall’inefficienza del pubblico che del privato. Spesso le istituzioni pubbliche non riescono a gestire e mantenere in vita spazi che potrebbero essere destinati ai cittadini. Infatti, questo spazio che abbiamo occupato è stato acquisito dal comune un anno fa, che tra chiacchiere e chiacchiere non ha mai fatto una caratterizzazione del terreno. Noi, con autofinanziamenti e autogestione, lo abbiamo fatto in due settimane. Il comune pensava, senza test, che il terreno fosse inquinato, non preoccupandosi delle abitazioni circostanti. Ma questo è solo un esempio. Ci sono tanti posti, anche a Casoria, inquinati e pericolosi che non vengono più presi in considerazione e lasciati in decadenza. Quello che possiamo dirti è che lotteremo affinché questo posto rimanga aperto a tutti.”

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