On the road passa una seconda volta per la città “più inverosimile del mondo”: Venezia.

A guidarci in questo nuovo viaggio nella Serenissima è Thomas Mann, attraverso le pagine del suo celeberrimo romanzo breve “La morte a Venezia” .

Seguendo i passi del protagonista, lo scrittore Ashenbach, posseduto da un’insana passione per un giovinetto che alloggia nel suo stesso albergo, ci inoltreremo in una Venezia decadente e seducente, meravigliosa ed ambigua, su cui incombe la minaccia del colera.

Da Social, come sempre, buona lettura e buon viaggio!

“Così la rivedeva quella stupefacente banchina, quell’abbagliante composizione di fantastici edifici che la Serenissima Repubblica presentava agli sguardi reverenti dei navigatori che si avvicinavano: … e contemplando si disse che arrivare a Venezia dalla terraferma, era come entrare in un palazzo dalla porta di servizio, e che, solo per nave, dall’alto mare, come aveva fatto lui questa volta, bisognava giungere alla città più inverosimile del mondo”

“L’aria era calma e greve di odori, il sole dardeggiava attraverso la foschia che tingeva il cielo di un grigio plumbeo. L’acqua batteva gorgogliando contro il legno e la pietra. Al grido del gondoliere, metà segnale e metà saluto, per uno strano accordo giungeva una risposta dal lontano silenzio del labirinto. Da piccoli giardini pensili si rovesciavano sui muri grappoli di fiori bianchi e purpurei dal profumo di mandorla. Cornicioni di finestre moresche si specchiavano nell’acqua torbida. I gradini marmorei di una chiesa scendevano nell’acqua; un mendicante accovacciato sui gradini tendeva il cappello gridando la sua miseria e mostrando il bianco degli occhi come se fosse stato cieco; un antiquario invitava con gesti servili dalla sua spelonca il passante a fermarsi, nella speranza di imbrogliarlo. Questa era Venezia, la bellezza lusingatrice e ambigua- quella città, a metà favola a metà trabocchetto per i forestieri, nella cui aria corrotta l’arte aveva avuto in passato un esuberante rigoglio, e i musici avevano composto suadenti melodie capaci di rapire voluttuosamente”

(da “La morte a Venezia”)

Rispondi