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Pubblicato da Midway, The Suffering è uno sparatutto in terza persona con elementi splatter che sa fare sue meccaniche ben note del genere, con aspetti che non hanno fatto sempre faville negli sparatutto (come l’horror). I toni molto horror si sposano con la telecamera in terza persona che sa immergere molto bene il giocatore in un’ambientazione spaventosa e disastrata veramente ben fatta.

Impersoneremo Torque, un uomo dall’oscuro passato, imprigionato in un carcere di massima sicurezza per un omicidio che non ha commesso davvero. Torque passa i suoi giorni nel penitenziario aspettando la pena capitale, quando il carcere viene assalito da un’onda di morte e distruzione che travolge tutto e tutti. Dopo il trambusto iniziale sarà libero, ma qui comincia il suo viaggio verso la redenzione dal sul oscuro passato e per farlo dovrà combattere mostri orribili e mutaforma che non si fermeranno davanti a niente.

In game l’atmosfera in stile “Silent Hill” si nota subito, nel carcere avremo toni cupi dell’ambiente, volgarità a non finire e un’inclinazione verso il genere splatter (come piace a noi). Molto utile è la possibilità di cambiare tra la modalità in terza persona (la più utile per questo genere di gioco) e la prima persona, in certi casi quest’ultima ci sarà utile negli scontri a fuoco e nel caso in cui vorremo immergerci di più nel personaggio e combattere faccia a faccia i mostri. C’è anche da dire che, in certi casi, specialmente nelle fasi esplorative, la telecamera in terza persona è la migliore in assoluto.

Il sonoro del gioco è davvero ottimo: i suoni, le musiche e la recitazione dei personaggi rendono molto cupo, spettrale e horror le ambientazioni e il gioco in generale.

Altro aspetto interessante viene dalla trasformazione del protagonista. Sì, avete capito bene! Il gagliardo Torque può mutare in una creatura dall’aspetto orripilante, dotata di forza inaudita. Riempiendo una particolare barra energetica si assiste a tale metamorfosi, anche se non è dato sapere (almeno fino ad una certo punto della storia) se si tratta di una reale trasformazione.

Il gioco offre molte possibilità di approccio, potrebbe anche essere preso come un “Silent Hill”, ma il distacco è notevole, solo le ambientazioni sembrano quasi dello stesso stampo. The Suffering è un titolo ben fatto anche se dopo dieci minuti vengono a galla i difetti, il comparto grafico dopo un po’ comincia a dare fastidio agli occhi, ma non ci si fa caso perché un po’ di sangue coprirà tutto; l’illuminazione di gioco è fatta molto bene, dà i giusti toni “horror” al titolo. Il design dei mostri presenti nel gioco è STUPENDO, sono una gioia per gli occhi sia dal punto di vista del design che dal punto di vista pauroso; avremo molti generi di mostri, affrontabili in molti modi, alcuni di questi saranno danneggiati solo quando Torque si trasformerà. Non per niente dietro la creazione dei mostri c’è il famoso Stan Winston, vincitore di 4 premi oscar, la mente che ha creato alcuni dei personaggi più inquietanti e belli della storia, tra questi vi sono: Edward mani di Forbice e alcuni personaggi di Terminator3.

Il gioco sa soddisfare gli amanti dello splatter nudo e crudo, vi sa buttare tutto subito, volgarità mostri e soprattutto sangue. Al momento dell’uscita non ricevette molto successo, ma è un gioco davvero molto bello, non adatto ai deboli di stomaco, se siete amanti del genere splatter è consigliatissimo. The Suffering è disponibile per PS2, XBOX, PC, e Wii (davvero), nel 2006 in europa è uscito anche il seguito, chiamato: The suffering Ties That Bind, che non porta molte innovazioni al gameplay ma è davvero un bel titolo anch’esso; recuperare entrambi i titoli originali non sarà facile, ma se riuscite a giocarci non rimarrete delusi.

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Giovanni Tuberosa è il Direttore Responsabile di Social, ingegnere elettronico, Consigliere Comunale e maker nell’animo. Gestisce il Fablab Olivetti di Succivo, un progetto sperimentale auto sostenibile per rilanciare la cultura, il lavoro e le eccellenze del Made in Italy, soprattutto intellettuali. Si definisce un lavoratore, un innovatore e crede fortemente nella filosofia olivettiana del lavoro e della società.

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