Carpi e Napoli si affrontano per la prima volta nella loro storia calcistica offrendo uno spettacolo tutt’altro che entusiasmante, con gli emiliani arroccati in una difesa ad oltranza, pronti a sfruttare timide ripartenze, ed i partenopei un po’sottotono dopo le ultime sfavillanti prestazioni.

La partita. Il Napoli scende in campo sonnacchioso e il Carpi carico, ma gli azzurri, che dovrebbero fare la partita, non trovano il verso per sbloccare il match, inibiti da un Valdifiori mai in partita e soffocati dall’estremo tatticismo dei biancorossi. Le occasioni principali, tuttavia, capitano sui piedi degli attaccanti azzurri: Higuain al 18’ manda di pochissimo alto un gran tiro di prima ed al 41’ non è premiato da un rimpallo beffardo con Brkic in uscita; Gabbiadini (88’) si inserisce bene tra i centrali romagnoli ma a tu per tu con il portiere spedisce a lato, disturbato anche da un avversario; infine, il gol di Callejon al 90’+1’ è annullato per fuorigioco.

Apriscatole. Cosa succede a far incontrare la peggior difesa (quella del Carpi, 10 gol subiti) e il miglior attacco del torneo (quello del Napoli, con 10 gol all’attivo)? Proprio nulla, anche se questo attacco è guidato da un Higuain con la media di un gol ogni 77 minuti ed un Insigne che in quattro giornate ha già segnato più gol che in tutta la passata stagione. Quando infatti l’avversario “piazza il bus davanti la porta” (Sarri dixit) o ci si affida al bel gioco, fatto di rapidità della circolazione del pallone, dai-e-vai, inserimenti dei centrocampisti, sovrapposizioni e tagli degli esterni, oppure agli “apriscatole”, quei calciatori brevilinei che saltano l’uomo e fanno saltare in serie anche l’ordine delle marcature liberando l’uomo per la conclusione a rete. Peccato che un centrocampo spento e un Mertens inaspettatamente poco ispirato (il peggiore proprio con Valdifiori) abbiano complicato i piani. Pazienza, quando anche gli episodi non girano dalla tua parte…

Stop and go. Questo piccolo arresto non tragga in inganno: la prestazione rimane positiva sotto il profilo della concentrazione, dell’attenzione difensiva (Koulibaly e Albiol chirurgici e finalmente sincronici nei movimenti), dell’interpretazione della gara nei minuti finali durante i quali Callejon e Jorginho hanno provato a sfruttare i proverbiali tagli dello spagnolo ma senza esito. Da scartare, invece, il primo tempo giocato sottoritmo, senza il solito pressing (Allan, in particolare, il primo indiziato e vittima dello scarso rendimento dell’ex Empoli Valdifiori). Ora serve ripartire e farlo forte: sabato c’è il big match contro la Juventus da non fallire per dare un segnale forte al campionato e a tutto l’ambiente.

Se questo è il Calcio. Un’ultima considerazione la riservo al Carpi, squadra neopromossa che lotta per salvarsi. Le favole vanno vissute, è vero, ma sempre con dignità e rispetto dei valori etici e sportivi: gli uomini di Castori ieri sera hanno praticato un altro sport, che non ha nulla a che vedere col Calcio! Semmai si possa parlare anche di “gioco”, con otto, nove, a volte anche dieci effettivi dietro la linea della palla che rinunciano (appunto) a giocare per mantenere la propria porta inviolata! Questo è piuttosto l’anticalcio. Dunque, si ripensi al sistema di promozione dalla B alla A o si renda la serie cadetta una fucina di giovani talenti italiani, incentivando i club ad investire sulle promesse nostrane – e ne sono tante – da portare poi alla ribalta nella massima serie, e che sicuramente offrirebbero più garanzie delle rose delle attuali neopromosse. Per il bene di tutto il movimento calcistico italiano, la SerieA non può permettersi squadre con una cultura anticalcistica come quella dimostrata dal Carpi.

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