sarriUna calda serata di inizio giugno fa da sfondo all’incontro che ha rivoluzionato l’imminente futuro del Napoli. Siamo in uno degli alberghi più belli della città, l’Hotel Vesuvio, e seduti al tavolino della hall troviamo da una parte il Presidentissimo Aurelio De Laurentiis accompagnato dai legali e dall’altra, affiancato dal suo agente, il prossimo allenatore azzurro. Non si tratta di Emery (secco il “no” del basco alle lusinghe del Pres. partenopeo), non parliamo di Mihajlovic (dopo qualche telefonata l’amore non scoccò), e neanche di Prandelli (un bel pranzetto sul mare di Miliscola, ma niente di più). Il profilo che si scorge nell’ingresso del lussuoso edificio osservando attentamente dal marciapiede di uno dei lungomari più belli del mondo, è quello di un professionista metodista ma sanguigno, serio ma vulcanico. Sarà solo dopo sei giorni tribolati che il numero 1 del Napoli annuncerà al mondo via Twitter (e come sennò?) che sarà Maurizio Sarri a sedere per il prossimo anno, e con l’opzione per quello successivo, sulla panchina del San Paolo. Di lui abbiamo avuto modo di conoscere tante cose durante l’exploit della stagione appena terminata: ex bancario con la passione del pallone, ha girato la nazione tutta prima di approdare nel calcio che conta, grazie all’impegno duro e costante con il quale è abituato ad affrontare la vita. Non ha vinto coppe internazionali, campionati inglesi o spagnoli. La Champions, figuriamoci, l’ha sempre vista in tv. Il suo trofeo più grande, quello che ogni mattina lucida con affetto e devozione, è la gavetta. Viene chiamato “rivoluzionario”, ma a lui non piace esagerare e vola basso. In effetti è impossibile non ravvisare, nel quadro disegnato nel corso della sua prima annata in Serie A, sfaccettature tipiche dei geni, quelli veri, colori che troviamo solo nelle tavolozze dei pittori più estrosi. C’è un metodo preciso applicato con cura maniacale (celebre, tra le altre, la leggenda che narra dei 33 schemi sui calci da fermo), c’è la grande passione, unita a una vocazione da maestro, di lavorare e farsi seguire dai giovani e infine un modulo, il 4-3-1-2 che ha fatto letteralmente volare i toscani in classifica e tra le prime pagine dei giornali. Caratteristiche in comune con Benitez? Zero, o giù di lì. A parte il medesimo numero di difensori schierati, che gli permetterebbe di lavorare con il talento grezzo di Koulibaly al centro, con l’evergreen Maggio a destra (ma fare cassa con l’infortunato cronico Zuniga no, eh?!) e con il super-corteggiato Ghoulam a sinistra, è dal centrocampo in su che il Napoli dovrà cambiare pelle, atteggiamento e carattere. Per Marek Hamsik la mediana a 3 è finalmente la prima bella notizia dopo due lunghi anni di muta che ne hanno danneggiato le prestazioni. Si ritorna a essere mezzala, magari sul centrosinistra, il ruolo in cui lo slovacco da il meglio di sé. Al centro il playmaker sarà Valdifiori, uomo della svolta Sarriana, che il tecnico tosconapoletano ha voluto, anzi, preteso, con sé nell’avventura al Sud, quasi come se il trasferimento del calciatore fosse una sua postilla contrattuale. Il Napoli tornerà ad avere un regista puro: dopo 11 anni di gestione da parte di un presidente produttore cinematografico è il minimo, francamente. Forse arriverà “Santo Allan da Udine” a chiudere la cerniera di centrocampo, ma in ogni caso si potrà contare sul prezioso lavoro operaio di David Lopez, uno che quando c’è da fare legna non si risparmia mai. Gargano e Inler sono candidati a lasciare la maglia azzurra con Jorginho che scalpita per affascinare il nuovo tecnico: chissà se si chiamerà “Amore” tra i due. Chi agirà dietro le punte? E qui il mistero si fa bello che fitto. Callejon, dato tra l’altro per sicuro partente insieme al connazionale Albiol (di certo non si vedranno lacrime in città per il difensore), non sembrerebbe tagliato, per caratteristiche tecniche, al lavoro da trequartista puro: lo spagnolo corre e finalizza tanto ma pecca nel dribbling e negli assist. A fare da raccordo tra il centro e la cima dell’iceberg potrebbero essere Insigne e Mertens, i quali, alternandosi senza polemica, potrebbero trovare una dimensione nuova oltre che picchi di rendimento maggiori e forse più costanti. Per i giocatori altamente tecnici, infatti, non è mai facile rincorrere gli avversari fino alla sfinimento, macinando chilometri sulla fascia, così da non trovare lucidità (e spesso si sono notati i limiti dei due talenti) negli ultimi 30 metri, quelli che poi ti permettono di andare a colpire per fare la differenza. In attacco non c’è dubbio con Gabbiadini che tornerà nel suo ruolo originale insieme al nueve per eccellenza, Gonzalo Higuain. Una coppia da 40 gol che potrebbe esplodere e crescere ancora di più, grazie alla sagacia tattica di Mister Sarri. Ovvio poi che quest’ultimo sarà chiamato, quasi per obbligo dalla sua coscienza, a un vis-à-vis con l’indimenticato Edu Vargas, tornato dal prestito itinerante in Inghilterra, e protagonista in patria di una Copa America a dir poco esaltante. Da non dimenticare il dato importante che è proprio in tandem con un altro centravanti (Paco Alcacer a Valencia, Alexis Sanchez in nazionale) che il cileno fa vedere il meglio del suo repertorio. La formazione è fatta, ora si attendono i botti del mercato che la città e i tifosi aspettano con grande apprensione. A breve dovrebbe arrivare il primo colpo, proprio nel ruolo dei numeri 1: Pepe Reina è a un passo dalla firma per quello che sarà il secondo atto di una storia d’amore mai finita. Coraggio Sarri, che la vista sul Golfo sia da ispirazione per il tuo prossimo capolavoro.

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